— Signore, rammentatevi, che nacqui gentildonna e sono dei Piccolomini.
— Sì bene, ma moglie a un punto di Lelio Griffoli. E negherete voi, che dopo avere condotto alla disperazione il mio povero fratello inebriandolo con la venustà di cui male vi fu prodiga la natura, voi e il vostro marito per levarvelo davanti gli occhi gli propinaste il veleno?
— Non dite questo, signor Lattanzio, disdice a gentiluomo, e a cristiano calunniare atrocemente come fate voi.
— Lo giurereste?
— Comecchè cugina di un Papa, giurerò se volete, ma assai volentieri mi asterrei dal giuramento perchè Cristo ha detto: «Non giurare: non pel firmamento ch'è casa di Dio, non per la terra, ch'è sgabello dei suoi santi piedi, non pel Signore, il quale vuolsi adorare non sacramentare, non per te, che nulla hai di tuo, nè manco i vermi, imperciocchè tutto l'essere tuo ti abbia prestato la natura.» Pertanto adopererò meglio, che giurare invano, vi narrerò schiettamente il caso. Paride vostro mi amava certo senza pari, ma per soverchio di passione m'inseguiva più ardente che il segugio non fa alla lepre; ed io mi sento moglie e figlia, la mia prosapia onoro, nè io vorrei, nè i parenti patirebbero, che per me ricevesse oltraggio la casa alla quale appartengo....
— Però voi nella superba mente vostra non trovaste miglior partito oltre quello di consegnare alla terra il mal capitato amante?
— Io tacqui, ma le sue persecuzioni mi avevano reso favola del paese; tacqui, finchè potei in casa, e negai; però un giorno venne a parlarmi certa femmina dello amore suo; il mio marito prese a dirmi vituperio, ed io vergognando, e crucciata gli apersi l'animo mio alieno affatto da simili trascorsi, e voglioso di trovarmi affrancata da tanta molestia.
— Voi non uccideste, vi contentaste guidare la mano dell'uccisore.
— Chi vi dà facoltà di giudicare così iniquamente di me? Chi fu l'uccisore? È ignoto; nè per quanta diligenza ci abbiano messo i Magistrati si è potuto rinvenire indizi da instituire un processo.
— Sta bene; signora, avete altro da dirmi?