— Or bè, don Antonio, voi cominciando da domani udrete la mia confessione generale, perchè tra quindici giorni a questa ora precisa io morirò; e se possibile fosse io mi vorrei acconciare dell'anima.
— O chi vi ha detto che morirete fra quindici giorni; come potete saperlo voi?
— Lo so. — Sento qui dentro la voce del destino, la quale non mi ha ingannato mai.
— Che destino andate voi farneticando? Il destino la è roba da Pagani; dite la Provvidenza.
— Provvidenza sia, io non mi voglio bisticciare con voi, provvidenza o destino, una forza invincibile, spietata che dentro e fuori di noi ne può più di noi.
Nel seguente giorno incominciò la confessione; per ore e ore Lattanzio pallido in faccia come un morto stava genuflesso a piè del confessore, e il confessore grondava sudore tanto da intriderne due fazzoletti; per modo che la serva della Canonica essendosene accorta ebbe a dirgli: — O don Antonio, che novità è questa? Non fareste mica le prove per correre il palio su la piazza di Siena?
— Don Antonio, ditemelo da galantuomo, ci vedete verso che io mi possa salvare? (Pag. 160.)
Terminata la confessione, Lattanzio con voce spenta interrogò: