Il parroco, il quale essendosi posto con tanta poca riverenza a sedere sopra le reliquie di Santa Filomena, sentì di un tratto, convertite in carboni accesi, ardergli il fondamento, non diede in maggiore sbalzo di quello che facesse Orazio all'udire cotesto principio di lettera; ma subito dopo si contenne e aggrinzò la bocca come i bambini quando incominciano a piangere.

Isabella, non avvertendolo, proseguiva: «Se provassi mezza la voglia che abbiamo noi di vederti, di vedere noi, tu a quest'ora avresti preso a nolo le ali di una colomba per volare a casa nostra. Vieni dunque a rallegrarci con la tua presenza, siccome tu ti rallegrerai nella nostra: sagrifichiamo tutto un dì sopra l'altare domestico al Genio della famiglia. Vieni; a nome di quanto hai di più sacro al mondo (e dovremmo essere noi) t'intimiamo a comparirci davanti il giorno del santo Natale all'ora di desinare, e prima potendo.»

Marcello, finita la lettura, dondolava il capo da destra a sinistra, nè assentendo, nè disdicendo. Orazio chiuse gli occhi, e s'incrociò le mani sul petto in atto di cui dica: «in manus tuas commendo.» Tuttavia Isabella, assorta nel suo fervido amore, non badando a cosifatti segni, ripiglia:

— Ed ora la segneremo tutti, e la manderemo alla posta, chè abbiamo ad essere sempre in tempo; così babbo la potrà ricevere domani, a mezzo giorno al più tardi, e se glielo permettono gli affari, farci la sorpresa di venire la sera. Tenga, zio, a lei sta scrivere il primo il suo riverito nome.

E così dicendo gli porgeva la penna intinta nello inchiostro. Al povero Orazio pareva gli macinassero il cervello; lo colsero i brividi, si sforzava a non battere i denti, e appena ci riusciva: due pensieri si combattevano nel suo spirito, che uno gli mormorava dentro l'orecchio destro come un moscone dentro a un fiasco: — come onesterai la schifezza che ti assale contro il perdutissimo, che pure è padre della tua nuora? Da che parte ti rifarai a spalancare intero l'animo tuo? Informerai il padre al cospetto della figlia? Dell'avo alla presenza dei nepoti? — Ma, santo Dio, s'egli non ebbe viscere mai nè di padre, nè di nonno! Non importa, essi non lo credono, e giova così; e tu vorresti versare in cotesti cuori un'amarezza che non ha confine, avvelenare i giorni di quei cari innocenti? E bada, tu corri il rischio che alle tue parole neghino fede; e dopo tanta fatica per procurarti il loro affetto ti piglino in odio... libera nos Domine.

L'altro pensiero nell'orecchio sinistro gli ronzava: — nota bene, che se tu respingerai la proposta benevola senza addurre motivo alcuno, ti giudicheranno a ragione cervellino, zotico, e peggio. Diranno che hai aspettato sul chiudere bottega a buttare sul mercato questi fondacci di magazzino, questa merce avariata. Su, Orazio, da bravo, dacchè tu sei prossimo al laus Deo del tuo libro mortale, e non lo nascondi a te stesso, chiudi gli occhi, butta giù anco questo, e non isconciarti sul più bello le uova nel paniere. Ricorda come il tuo Signore, il quale vede le azioni più riposte dell'uomo, e legge gli arcani del cuore, te ne ricompenserà; sì, Orazio, credi ch'ei te ne ricompenserà. Tienti fermo a questa fede: alla svolta si provano i barberi!...

Orazio prese bravamente la penna, e segnava, ma la mano tremando gli negò l'ufficio, sicchè lasciò cascare sopra il foglio uno scorbio, e subito dopo la penna scivolandogli dalle dita lo imbrattava con una seconda macchia più grossa della prima; non ci fu verso potere scrivere più innanzi, e ormai la lettera concia a quel modo non poteva andare, quindi deliberarono ricopiarla. Intanto tutti dintorno allo zio Orazio a domandargli se si sentisse male; forse lo aveva indisposto il fuoco, anzi certissimamente il fuoco; e Orazio assentiva dicendo: «può essere, può essere»; ed aggiungeva «il meglio sarà ridurmi in camera»; e preso in fretta il braccio di Marcello si sottrasse alla nuova persecuzione.

E così accadde che la lettera d'invito ad Omobono Buoncompagni fu spedita senza la sottoscrizione di Orazio.

Capitolo II.
ANIMA DI BANCHIERE.