Orazio davvero avrebbe potuto dire: «Non son qual fui, morì di me gran parte», e pur troppo parecchie cose avevano contribuito a buttarlo giù: primieramente gli anni, i quali, taciti e cheti, gli erano piovuti addosso come falde di neve e come neve ghiacci: Orazio non si curava rammentarsi di loro, ma essi troppo bene si rammentavano di lui. Il tempo, che da prima sembrò avere esitato a tirare un solco sopra cotesta fronte serena, da un pezzo in qua, terminato un solco dava subito di volta a tracciarne un altro, nè ora più sopra la fronte sola, bensì sotto le ciglia a modo di zampe di uccello, lungo le gote, agli angoli della bocca; insomma da per tutto: nè egli si sgomentava del prossimo fine della vita, anzi ci si era di già apparecchiato quasi ad un viaggio lontano; e siccome sovente teneva gli occhi chiusi, a cui lo veniva interrogando costumava rispondere: parergli onesto in una cosa sola imitare Cosimo dei Medici il Vecchio, ed era assuefare gli occhi a morire, come egli diceva, tenendoli chiusi. E più degli anni lo aveva abbattuto la morte della Betta. Povera Betta! Egli aveva scorticato lei, e in verità nè lo aveva desiderato, nè voluto. Chi conobbe la Betta facilmente giudicò che non sarebbe arrivata a lunghi anni, perocchè sebbene ella sentisse tutti i dolori di Orazio per via di riverbero, noi sappiamo come il fuoco riverberato scotti e più forte. Orazio poi, di natura pugnace, non prevedeva i pericoli soprastanti, o se pure li prevedeva non li curava; percosso dalla fortuna, egli attendeva a rifarsi con tutte le potenze dell'anima, e dall'altissimo scopo a cui mirava egli traeva argomento di rinnovato coraggio: infelice lo ricompensava la coscienza; felice la coscienza e il plauso della gente: laudumque immensa cupido, per la quale benedizione o maledizione gli eccelsi spiriti, come si favoleggia del pellicano, squarciansi il petto per alimentare col proprio sangue le generazioni degli uomini. La Betta non possedeva tante provvisioni per lenire le trafitte dell'anima: ella le sentiva intere, ed il cuor suo ne rimase infermo senza rimedio; presaga del suo prossimo fine, pose studiosa cura nel celare il proprio stato ad Orazio: finchè potè aiutarsi salì le scale di casa; mancatale la balìa, ella si diede ad inventare un monte di scuse per dormire al pian terreno: tuttavia per quanto le bastarono le forze contrastò al male, chè, dovendo lasciare creature a lei tanto caramente dilette, le rincresceva proprio di morire; ma certa sera mentre Marcello accompagnava lo zio alle sue stanze, Betta, ponendogli la bocca sull'orecchio, ebbe a dirgli:

— Quando lo zio dorme, vieni giù a trovarmi, e fa' che nessuno se ne accorga.

Allorchè Marcello le venne davanti, in brevi accenti Betta gli favellò:

— Figlio mio, io sto per partirmi da questo mondo, e dubito più presto che non vorrei; bisognerà pertanto risparmiare più che noi possiamo questo dolore allo zio: domani innanzi giorno fa' di condurmi il dottore, e avverti che veruno di casa lo veda; tacine anco ad Isabella, se non chiedo troppo: quando avremo saputo quanti giorni potremo tirare avanti, allora qualche santo aiuterà.

E così fu fatto; il medico venne, il quale da prima si dolse non essere stato chiamato in tempo; e dopo, esaminata con ogni diligenza l'inferma, disse reciso: arduo determinare per lo appunto il momento nel quale il lume si spegnerebbe; forse fra tre, forse fra quattro dì, ma per suo giudizio alla fine della settimana non arriverebbe di certo.

Se taluno maravigliasse dell'acerba sincerità del medico, e sto per dire ferocia, sappia che egli era stato medico militare, però uso a modi spicci, e che la Betta prima di lasciarsi visitare gli aveva fatto promettere sopra il suo onore che le avrebbe palesato la verità intera. La Betta non mutò colore, gli porse grazie, e tolto di su la comoda da notte certo suo anello, che si era levato a cagione del gonfiamento delle dita, lo porse al medico dicendo:

— Questo, caro dottore, vorrà portare per ricordo di me.

E il dottore con voce alterata:

— No, signora Betta, per conservare memoria di lei non fa bisogno ricordi; creda — e qui il dottore si toccò il petto — se potessi prolungare la sua vita con alcuni anni dei miei, io glieli darei di tutto cuore.

— Grazie, dottore, grazie; ma a che pro? Poichè andare bisogna, ormai che ci siamo, andiamo.