— Oh! — con voce roca proruppe Orazio, e cadde in ginocchioni accanto al letto, stringendo con ambedue le mani la destra della Betta, la quale con molto sforzo proseguì:

— La mi perdoni, caro signor Orazio, se la lascio così in asso, mentre più che mai, poveretto, lo vedo bene, ha bisogno di cura.... la colpa non è mia.... però aveva pregato tanto il Signore che mi permettesse di starmi per un altro po' di tempo in questo mondo: egli, che legge nei cuori, sa se lo facessi per me.... a lui non piacque esaudirmi, pazienza! Basta che ella non se la pigli a male, chè, quanto a me, me la terrò in benedetta pace. E tu, Marcello, con la tua Isabella raddoppiate l'assistenza a questo santo vecchio.... ve lo raccomando con tutto il cuore e con tutta l'anima.... povera me!.... vagello.... o non siete voi suoi figliuolo e figliuola di amore? Che bisogno avete delle mie raccomandazioni? Proprio pensieri del Rosso.

Qui tacque, che la commozione le tolse il respiro: dopo alquanti minuti di sosta riprese:

— Signor Orazio.... Orazio.... senti.... vorrei domandarti una grazia.... mi scuserai? Ora qui presso a morte.... ti contenti che io ti baci.... la mano.... il primo e l'ultimo.

Orazio aveva la gola come stretta da una tanaglia; si sforza parlare e non gli riesce; si leva, e presa con ambedue le mani la faccia della Betta, la bacia e la ribacia in fronte, su la bocca, e sugli occhi, e Betta a posta sua lo baciò più volte, fra un bacio e l'altro alternando i cari nomi di padre, di fratello e di sposo dell'anima. — Di un tratto a Orazio vennero meno le gambe di sotto, vampe infocate gli turbinarono dinanzi agli occhi, finchè perduti affatto gli spiriti cadde sul pavimento a' piedi del letto. Allora Betta bisbigliò:

— Sia ringraziato Dio, che la è andata a finire così! Marcello, aiuta lo zio, che si è svenuto. La Provvidenza ebbe misericordia di lui, lo tolse al senso dei mali presenti. Or va'!... non ho più bisogno di nulla... lasciatemi morire in pace.

Marcello sovvenuto dai famigli trasportava lo zio nella sua camera, nè lo abbandonò se prima nol vide tornato in sè. Il povero uomo, tostochè ebbe ripreso gli spiriti, volle ricondursi presso la cara donna, ma gli mancarono le forze, ond'egli sospirò dal profondo e pianse; poi disse a Marcello:

— Tu almeno va', figlio mio, ad assisterla fino all'ultimo... ahimè! Povera Betta?...

Marcello cheto cheto si pose dappresso alla morente, la quale ansava in molto orribile maniera e con sempre crescente affanno: ad ora ad ora apriva gli occhi, ma si vedeva espresso che pupille irrequiete e strambe erravano prive di conoscenza. Secondochè accade ordinariamente sullo spegnersi dello intelletto, si ravvivò nella Betta, mandò un ultimo lampo, e potè dire:

— Orazio! Orazio!