Ruffian, baratti e simili lordure,
alla men trista una serqua di avvocati; nei tempi che chiamiamo barbari incontriamo sempre qualche eroe, con la scure al collo, se vuoi, pur sempre eroe.
Non bisogna riformare, bisogna mondare.
Queste le novissime parole scritte dallo zio Orazio al nipote Marcello poco prima che lo cogliesse la morte.
Capitolo IV.
LA FANCIULLA.
O lettore, con la facilità con la quale tu hai voltata questa pagina, il tempo fece passare dieci anni dalla morte dello zio Orazio; tienti per avvisato; ed ora ripiglio la storia, dove intreccerò le cinque vite dei figli di Marcello e d'Isabella, come costumano coi piombini le fabbricatrici di cordone.
Ab Jove principium fu dettato degli antichi; ai giorni nostri non corre più. I numi stessi avuta la disdetta, sfrattansi dai cieli, nè più nè meno dei covoni per San Martino: quei loro deliziosi Olimpi e cotesti loro terribili Averni chiudonsi come le botteghe per le feste d'intiero precetto. Della magnifica eredità dei figliuoli di Saturno, messa in liquidazione, ohimè! che avanza? Qualche soggetto di pittura da condursi pei soffitti delle case o pei ventagli delle donne. Donne e fanciulle si fanno vento con Giove armato di fulmini, mentre principi e Parlamenti sbigottiscono di un papa armato con le scomuniche.
Non solo le umane, bensì le divine cose durano finchè le sostenga la forza; e Giove stette, non per le folgori, in cielo, ma sì pei carnefici, che gli prestavano in terra, re, sacerdoti e popoli; sì, importa del continuo rammentarlo, anco i popoli, i quali troppo spesso dimostrarono a prova istinto di sacerdote e di tiranno.
Dunque diamo di frego a Giove, ma potrò fare altrettanto con lo Amore? Non è concesso; però che sebbene lui salutassero Dio insieme con Giove e non possieda guardie di pubblica sicurezza nè giandarmi, tuttavolta egli regni sempre e governi.