— A cagione dello schiaffo?

— A cagione dello schiaffo, che in breve, non dubitino, sarà lavato col sangue....

— Potrei sbagliare, veh! ma per mio giudizio, — osservava il colonnello, gli farebbe meglio uno empiastro di semi di lino. Basta, fissiamo senz'altro sabato mattina: allo spuntare del giorno, se me lo permettete, manderò la mia carrozza a pigliarvi, e lo credo prudente, per non mettere tanti a parte del segreto: noi staremo ad aspettarvi fuori di porta Ludovica. Le armi troveremo nella villa dello amico il quale ce la presta volentieri per terminare la contesa; procurerò ci si trovi anco un cerusico, e se volete condurne un altro di vostra fiducia anche voi, padroni. Sta bene così?

— Approviamo.

— A rivederci a sabato.

*

— Maledetta questa vita da cane! — esclamò il questore cavaliere Speroni, svegliato innanzi l'alba dal suo cameriere, e pieno di rovello gli domandò:

— Che ci è egli di nuovo?

— Ecci un signore che ha il nastro di cavaliere sul petto ed uno empiastro al viso, il quale fa istanza per parlare a vostra signoria per cosa di grandissima premura; da questa carta vedrà di che si tratta.

— Ho capito — soggiunse il questore, gettato appena l'occhio sulla carta, la quale per ogni buona cautela era stata posta dentro una bolgetta sigillata; — digli che passi.