— O cavaliere, siete voi? Che novità ci portate? Accomodatevi e informatemi presto di che cosa si tratti.

Qui il Faina prese ad esporre a modo suo il caso successogli con Omobono, ed il questore, che già lo sapeva a mena dito, gli diede spago e lo lasciò dire. Quanto la calunnia sa immaginare di più sfrontato nei suoi parossismi di rabbia, e la perfidia di maligno il Faina s'ingegnò insinuare nell'animo del questore a danno di Omobono e dei suoi secondi: si chiamò vittima d'infame tranello; i suoi padrini soperchiati avere dovuto accettare per arme la spada, nel maneggio della quale andava celebre il rompicollo del suo avversario: così tramato il suo assassinio, dov'egli non ci avesse posto riparo, avrebbe avuto il suo compimento.

Allora il questore, senz'altre parole, preso il suo stratto segnò dietro dettatura del cavaliere Faina: «sabato.... all'alba.... porta Ludovica.... carrozza.» Scritto ch'egli ebbe, aggiunse:

— Vedete, cavaliere, per riconoscere meglio la carrozza, procurate abbassare le tendine da ambe le parti; sarebbe bene, che portaste con voi qualche arme, così piglierebbe più colore il negozio, e porgerebbe ragionevole appiglio alla polizia per procedere allo arresto: andate e vivete tranquillo, che alle mie mani non succederanno guai: però da quello amico che mi professo esservi vi avviso a temperare la vostra penna; il troppo stroppia, e il Governo va servito discretamente; ecco voi avete preteso farmi apparire i signori dei quali testè mi favellaste come demagoghi e sovvertitori della monarchia, mentre questo non è ed io li so indifferenti, e a noi ci basta: intanto da parecchie settimane mi avevate promesso mettermi in mano la trama di una setta repubblicana, e fin qui menate il can per l'aia, esponendomi al rischio di scomparire col prefetto e col ministro.

— Eh! caro mio, io l'ho da fare con merli accivettati; però sto lì lì per gettare il giacchio, e farne una retata.

— Orsù via sbrigatevi, che ben per noi; comecchè questi benedetti deputati sembra che vogliano rubare agli ebrei il mestiere di tosare le monete, pure i fondi segreti bastano sempre a ricompensare i servizi importanti. Ed ora, cavaliere, lasciatemi riposare un altro poco, che stanotte non ho chiuso un occhio. Addio, cavaliere.

— Cavaliere, addio.

*

Nel riferire, che i testimoni fecero ad Omobono il successo e i patti del duello, i quali furono da lui facilmente approvati, tanto non si potè tenere Ludovico, che non gli dicesse: