— Sentimi, amico, Dio sa se ti abbiamo servito e ti serviremo di cuore, ma a favellarti aperto ci tormenta un rimorso, ed è di avere accettato con troppa correntezza la spada per arma della sfida, perchè micidialissima se la tratta il coraggio, e peggio se la paura: spinta dal braccio e abbrivata dal moto della persona trapassa come ago, e poco ferro nel cavo del corpo basta ad operarvi ferite insanabili: ora per nostra quiete dimmi, a parare ti senti capace?

— Tra bene e male spererei. Un dì mi dilettai a tirare, e il maestro Filippo mi assicurava trovarmici disposto, ma il maestro, come capisci, era interessato a che non ismettessi; pure, che io deva avere disimparato affatto non crederei.

— Proviamo un po' se ti piace; hai in casa i fioretti?

Omobono andò pei fioretti, e ritornato ne presentò uno a Ludovico, il quale con elegante prestanza si pose in guardia aspettando lo assalto; ma Omobono avendogli giustamente osservato che, se voleva provarlo alle parate, toccava a lui essere assalito, non già assalitore, Ludovico prese ad investirlo con impeto. Le industrie del gioco egli adoperò tutte; anzi un cotal poco stizzito per incontrare maggiore contrasto che non aspettava, raddoppiò di solerzia, e di ardore: però invano, tantochè rifinito di forza voltò la punta del fioretto a terra esclamando:

— Ma siamo a cavallo, laudato Dio tu sei un Marte..... un professore proprio di cartello.

— O non potrebbe darsi, scusa ve' Ludovico — osservò il marchese Sagrati — che a te ne avessero insegnato di molto, ma tu ne avessi appreso poco?

— Bene, fa una cosa, lascialo riposare e poi prova tu?

— Oh! io non mi sento stanco — disse Omobono, ponendosi nuovamente in guardia. — Colonnello, ai vostri ordini.

Ma il colonnello si era dimenticato dei suoi anni, mentre questi non si erano punto dimenticati di lui; però in breve soffiava come un mantice, e si sentiva bagnato fino alla camicia; comecchè dallo assalto passasse con molta disinvoltura alle parate, pure in un bacchio baleno fu toccato due volte.

Jam fuimus Troës! — tra sorridente e mesto disse il dabbene uomo, abbassando il fioretto — però ti esorto ad esercitarti con Ludovico fino a sabato; e se allora il Faina non manca, vivi tranquillo, che tu gli darai la giunta della derrata.