Certo la è una grande cosa la mano: tutti i poeti lo hanno detto in rima, ed ancora io lo dico in prosa; ma ad Omobono tardava contemplare in pieno la faccia di cotesta donna, la quale per istrano accidente fin lì rimasta fuori della zona luminosa, non si svelò quale era. Di un tratto con terribile fracasso, pari a quello che don Alfonso fece alla porta della camera di donna Giulia,[20] uguale a quello che mossero e moveranno tutti i mariti, quando chiappano o fingono chiappare le mogli in flagranti (e qui, dicano quello che vogliono i grammatici, la parola in flagranti cade a pennello, perchè denota i ferri arroventati al più alto punto d'incandescenza) ed un coso rosso e scarduffato casca in mezzo della stanza, come bomba in fortezza nemica. Appena Omobono lo fissò in viso lo riconobbe per quel desso, in cui aveva dato dentro la sera precedente, sicchè di un lampo ei venne in chiaro come egli avesse avuto il puleggio, non già perchè costui si trovasse in casa, bensì all'opposto, perchè non ci si trovasse. La donna, dopo avere mandato il solito grido, era caduta nel solito svenimento resupina sul solito letto; la zimarra apertasi davanti lasciò vedere com'ella vestisse sotto la semplice camicia, donde diffondevasi, anco troppo, la così detta copia di gigli e di rose: alla rovescia di Anna Bolena, la quale prima di mettere il collo sul ceppo, attese con pudore mirabile ad invilupparsi bene le gambe nel lembo della veste, onde nella convulsione della morte violenta non rimanesse disonestata, caso fosse, o consiglio, la nostra contessa mostrava le gambe fino al ginocchio; ma nella scompostezza dei moti, cadde il velo dal lume, che percotendo in pieno sul volto di costei, lo rivelò intero. Potenze e dominazioni del cielo! Quale disinganno, Omobono, fu il tuo! Non sacerdotessa, bensì diacona e archimandrita[21] colei di Venere Pafia; il corpo suo, stadio dove l'Amore aveva corso più palii, che non tutti i cavalli della Sicilia e della Grecia nell'ippodromo olimpico; nè Venere solo ed Amore, ma eziandio Bacco ci si era messo in terzo, avendo lasciato la traccia del suo passaggio pel corpo della contessa, con molte rose di colore amaranto sul viso di lei.

La coscienza, la quale nel nostro fòro interno sostiene le parti di procuratore del re, così rivolse la sua allocuzione ad Omobono: «Un pezzo di asino grosso come te, o figlio mio, non si vide fin qui in tutta la cristianità: un tonno, non che altri, avrebbe evitato la rete nella quale sei caduto tu; ma ormai che la frittata è fatta, occhio alla penna per uscirne pulito. Arme non hai, e questa dovevi portare; invece ti trovi addosso il portafogli con di molta moneta dentro, e questo non dovevi portare. Ma neanche l'arme ti gioverebbe; come uccidere, così potresti rimanere ucciso; pure parrebbe più facile che la peggio avesse a toccare a te; caso tu campassi la pelle, lo scandalo da un lato, la melensaggine stupenda della quale desti prova dall'altro, ti farebbero perdere in un attimo la riputazione acquistata; dunque senno adesso, che di quel del poi ne vanno piene le fosse, e sopra tutto bada a non lasciarti chiudere la coda fra l'uscio e il muro».

Tutti questi successi e tutte queste considerazioni furono compiti, già s'intende, in meno che non si dice amen. Tuttavia il conte marito aveva già messo mano alla sua terribile catilinaria, accompagnandola di temerari pugni nel capo e con frequenti comment se fait-il? Come se fossero cose nuove, nel suo discorso ricorreva frequente il mon Dieu! che di simili faccende se n'è sempre lavato le mani, all'usanza di Pilato. Insomma egli gridava che ce misérable da gran tempo insidiava l'honneur di casa sua, tentando con arti diaboliques sedurre la faiblesse de sa femme, ed esserci, a quanto pareva, riuscito pur troppo! Oh rage!

— Creda, monsieur le comte, — rispondeva Omobono tutto contrito — ch'ella proprio s'inganna; creda in onore che io ebbi l'onore di conoscere la sua rispettabile dama unicamente da ieri l'altro sera, avendomi fatto l'onore d'invitarmi.....

Tais-toi, misérable! Point de justifications avec moi..... sacré non.....

— Ma senta, signor conte, non s'inquieti; la si lasci persuadere; miri qua..... veda: questo è giusto il biglietto che la sua signora mi mise in mano ieri l'altro verso l'un'ora di notte.

Tais-toi encore une fois, lâche! Tu mi hai strappato il cuore dal petto, ed ora che farò io al mondo? Parbleu! ammazzerò prima, e dopo mi ammazzerò sopra un tas di cadaveri..... esempio memorabile al mondo ai traditori che fanno professione di contaminare i talami altrui.

E qui frugatosi in tasca, ne cavava un pugnale e due rivoltelle da sei colpi l'una. Ci era da ammazzare un battaglione di soldati; e sì, che in tutti, compreso lui, si riducevano a tre.

Omobono, che aveva capito la ragia, con ingenua malizia aggiungeva:

In primis, senta, signor conte, ella fa torto e torto grave alla virtù della sua signora, ch'è svenuta là..... e poi, o come può ella credere sul serio che io, giovane di ventidue anni, abbia perso di un tratto il lume degli occhi per le bellezze postume di una donna di quaranta sonati?