— Ebbene sarà pensiero vostro avvertire questo monsieur Nassoli di pagare senza difficoltà, tout de suite, à la présentation de votre billet de change.

— Questo sarà debito mio fare, quando saremo andati d'accordo, e avrò firmato il pagherò.... Il banchiere che non onora la propria firma è perduto.

— Certo è cosa très grave, molto più che io girerò subito il pagherò a terzi, per mettermi al coperto di ogni eccezione personale.

Pardon, monsieur, ma si vede chiaro che il diavolo a voi altri signori insegna fare le pentole, ma non i testi. E a chi volete voi, siate benedetto, girare il mio pagherò? A Isacco Levi? A Giacò Coen? A Sacerdoti e C., o ad altri cotali? Ma questi, intendete bene, non vi pagheranno la valuta, se prima non l'abbiano incassata. Lo girerete ad un barabba? Screditate la operazione, e, in caso di lite, basta l'odore della truffa a mettere sopra le traccie il procuratore del re; e poi correte il rischio che il barabba, riscossa la somma, vi appiccichi una coltellata per pagamento. Se rimanete a Milano, la girata ad un terzo non ci casca; o che siete mercante voi? Di questa maniera recapiti si riscuotono da sè. Dove al contrario giudichiate spediente partire, vi sarà mestieri confidarvi in altrui, e correrete sempre il pericolo di non vedere del sacco le corde. Se fossi nei vostri piedi, mi contenterei dell'onesto; dividerei i pagherò in quattro scadenze di mese in mese, onde io possa estinguerli coi miei, e senza che veruno della casa si accorga della ragia. E per finirla una volta, io mi obbligherò di pagarvi ventimila franchi; diecimila franchi per visita, mi sembra pagare da imperatore.

Il conte fischiò, la contessa grugnì, ed Omobono si accorse di volo che non bastavano, onde, per non istare sui bisticci, vedendo bene incamminata la cosa, soggiunse:

— Mi penetro dei vostri bisogni: ebbene io vi darò tante volte mille franchi quanti anni ho già assegnato alla signora, la quale io pregherei a smettere lo svenimento ed a coprirsi meglio per timore del fresco: finita la commedia, si tira giù il sipario.

— Madama la contessa non conta già, mon cher, quarant'anni, come voi avete avuto la bontà di assegnarle, bensì quarantacinque; ora, supposto che anche io mi piegassi ad accettare la vostra spilorcissima profferta, vedete che non quaranta, bensì quarantacinquemila franchi sarebbero quelli che voi dovreste pagare.

E qui da capo la vanità, mettendosi sotto i piedi il delitto, costrinse la contessa, che aveva cessato lo svenimento, a gridare:

— Come puoi tu mentire così? Non ti ricordi che io nacqui al tempo che regnava in Francia Luigi Filippo? Ben io mi ricordo del giorno della mia nascita, come se fosse adesso: per me dichiaro che se arrivo a trentatrè, gli è quel più che possa concedere.

— Dunque defalchiamo — soggiunse Omobono.