— No davvero, — rimbeccò la contessa — anzi aumentiamo: diecimila si aumentino per la vostra insolenza, diecimila per l'audacia, diecimila.....
— Silenzio, femmina. Ebbene divideremo le lire quarantamila in quattro pezzi; uno di ventimila pagabile fra cinque giorni, e gli altri tre di lire seimilaseicentosettanta in capo a ognuno dei tre mesi successivi.
— Non così..... non così potrei accettare; il primo sia di diecimila lire a cinque giorni data, e per questo mese basta; gli altri di lire diecimila l'uno, a trenta, sessanta e novanta giorni di data, come porta l'uso del commercio e la consuetudine della piazza.
— È impossibile; fate il secondo almeno a quindici giorni, mon cher.
— Sentite, al punto in cui siamo, vostro principale interesse è che i pagherò vengano puntualmente pagati: ora io non posso in modo diverso da quello che vi ho detto..... badate: a chi troppo tira, la corda si strappa.
— Je tiens, mon cher, a conservare la vostra amicizia, però brisons là, e facciamo come desiderate.
— Permettete adesso che vada pei pagherò — disse Omobono con aria da disgradarne san Luigi Gonzaga.
E l'altro con non meno semplicità:
— Oh! vi pare? Pigliarvi questo disturbo.
— Ebbene, andate voi.