— Neppure. Ecco qua i fogli pei pagherò.

— E i bolli? Altrimenti i biglietti non avrebbero valore.

— Abbiamo avvertito anche a questo: ecco i bolli.

— Va bene: incominciamo.

Omobono si tirò innanzi al tavolino: il conte gli pose sotto mano il necessario per iscrivere. Omobono, con mirabile disinvoltura intinse la penna nel calamaio, e il conte, con le lenti sul naso, gli si mise in piedi dietro la seggiola per vigilare quello che egli andava scrivendo. Omobono, come se dettasse a se medesimo, principiava:

— Milano, tre marzo milleottocentosessantasei. Buono per lire 10,000. A cinque giorni data pagherò.....

— No, mon cher, a questo modo non cammina.

— O perchè non cammina? — interrogò Omobono, deponendo la penna.

— Perchè ha da dire pagheremo, e voi dovete sottoscrivere in nome della ragione bancaria O. Buoncompagni e C.

— E vi pare egli che io deva..... che io possa obbligare la rispettabile casa del mio signor nonno in questa razza di negozi?