Ivi rinvennero Marcello, il quale seduto davanti al banco si reggeva la testa con le mani, in atto di leggere un foglio; da più di un'ora ci teneva gli occhi su, e una volta in fondo, tornava da capo; al comparire della moglie e della figlia, tolse via con precipitazione il foglio, che si ripose in tasca, nel mentre che co' cenni invitava le donne ad assettarsi: il suo volto era torbido, e taceva; sarebbe toccato a Isabella incominciare, ma sì, tentava rinvenire il bandolo della matassa, e non ci riusciva; allora, come sempre, risoluta Eponina prese a favellare: brevi le sue parole e quasi incise sopra metallo; la voce stessa rendeva il suono che esce dalle vibrazioni di una corda metallica.... ma ahimè! non corda di metallo, bensì la più delicata fra le fibre del suo cuore mandava fuori quel suono infelice. La udì Marcello, con sembiante di mano in mano più triste; quando ella ebbe finito il suo discorso, il padre esitò, gli balenarono gli occhi, aperse le labbra per parlare, ma, appena ne fu uscito un suono inarticolato, le richiuse; tuttavia gli occhi di Eponina, fitti sopra Marcello, scottavano; non ci era verso da sottrarsi alla risposta, ond'egli all'ultimo cupamente sentenziò:
— Prima di saperti moglie a costui io vorrei vederti morta.
— Tanto ti basti, Eponina, e non costringermi ad affliggerti e ad affliggermi di più; a questo pensa, che il padre piglia cura della felicità e della fama della sua figliuola per lo meno quanta ce ne può pigliare la figliuola stessa.
— E tu, padre, rammenta che io ho coscienza, che io ho volere, e non posso commettere al giudizio altrui ciò che è sostanza dell'anima mia; riconosco in te l'autorità di chiarirmi e di consigliarmi, ma volere e pensare spettano a me.
— E pure bisogna che per questa volta sia così. La causa che mi fa dire venne confidata all'onore di tuo padre; pretenderesti tu che io mancassi al mio onore?
— Bisogna.... bisogna... — mormorava Eponina.
E il padre di rincalzo: — E il suo celarsi e il fuggire dello sciagurato non ti dice nulla, figlia mia?
— Nulla, però che io sappia come noi altri cristiani adoriamo un innocente, che fu lacerato ed infamato con la morte degli schiavi.
— Eponina! — esclamò il padre, ed aperse le braccia: la figliuola vi si gettò dentro, ma non piansero, non aggiunsero parola. Tutto quello che potevano dirsi, si erano detto.