— Ah! soggiunse Isabella, anche morendo, o mia Eponina, tu hai pensato a me, porgendomi dalla bara un fiore.... ben venuto, o fiore di consolazione, io ti poserò sul seno che ti allattò, o figliuola; dimmi, vuoi stare con me? Non mi lasciare desolata e sola. L'amore che porto ad Eponina può bastare anco a te, senza che ei ne rimanga menomato.
Natalizia allora, cingendo alla madre di Eponina col diritto braccio il collo, disse:
— Sì; io ti starò al fianco, e quando piangerai, io piangerò con te.
Allora Isabella sentì squagliarsi il cuore, che fino a quel momento le aveva oppresso il petto; e strinto con ambe le mani il capo alla fanciullina, pianse, e la fanciulla con lei; e piansero tanto e tanto, che elleno stesse si maravigliarono come sì grande copia di lacrime potesse versarsi da occhi mortali.
Si apre la stanza mortuaria e vi penetrano parecchi, di cui uno che pareva essere il sopracciò, appressatosi alla signora Isabella, prese a favellarle di questo tenore:
— Che recapito si ha da dare a questo corpo?
— Io vorrei trasportare questa mia figliuola a Milano per seppellirla allato ai suoi parenti.
— Ciò va d'incanto, ma quando ha da essere così, non ci è da perder tempo, perchè in primis conviene ricorrere alla autorità governativa per la debita licenza; poi è mestieri mettersi in regola con l'autorità amministrativa circa la tassa da pagarsi pel trasporto del cadavere; inoltre bisogna intendercela con l'autorità sanitaria per condizionarlo a dovere nelle casse di uso, delle quali due di legno ed una di zinco; per ultimo occorre pigliare appuntamento con l'autorità delle strade ferrate, la quale, come vedrete, non vorrà assumere l'incarico di trasportarlo se non di notte col treno merci; sicchè voi potete da per voi stessa comprendere che per fare tutte queste cose presto e bene, ci vogliono gente e quattrini.
Isabella sentì stringersi il cuore, perchè, venuta via in fretta da Milano, poca moneta aveva portato seco, e quando pure se ne fosse partita ad agio, dove procurarsene maggiore non avrebbe saputo; però che la sventura si era compiaciuta di ridurre al verde cotesta povera famiglia di ogni sostanza, come in breve mi toccherà a raccontare; mentre Isabella percossa da nuovo dolore abbassa gli occhi, si vede in dito il magnifico solitario, dono dello zio Orazio, di sempre cara ed onorata memoria; riprese animo nella certezza di far quattrini, onde levò la faccia dicendo con garbo signorile al sopracciò:
— Voi intendete, signore, come l'affanno che mi travaglia mi renda inetta a questi uffici; siatemi cortese di compirli per me; intanto vado a procacciarmi la moneta necessaria; — ma di un'altra cosa io vi vorrei pregare, ed è che pigliaste in custodia questa ragazzina fintanto che io non ritorni.