— Oh! sia ringraziato Dio, che ci ha concesso la morte: adesso, se ci condannassero a vivere, quale strazio sarebbe pari al dolor nostro?

Così lamentava Curio, e il buon maggiore percosso dalla desolazione del giovane avrebbe volentieri rinnegato le sue parole: pure, voglioso di rimediare come meglio poteva al mal fatto, soggiunse:

— Coraggio, Curio, sempre coraggio, che tutto quello che ciondola non casca: ora fa' una cosa, va' fuori, e procura raccogliere qualche notizia per te ed anche per me.

— Ho paura.

— Paura! E di che?

— Sì, paura da non potersi dire: io tremo tutto nel presagio di sentirmene contare delle peggio: le forze italiane mi fanno l'effetto dei birilli del biliardo, che si mettono ritti per essere buttati giù.

— Or via, Curio, pensa che il diavolo non è mai brutto come si dipinge: va', torna, e fa' presto; rammenta ch'io sto sulle spine, e alla disgrazia sono uso opporre cuore di rocca: la incertezza mi ammazza.

*

Curio andava per le vie di Brescia speculando onde trovare persona, la quale dal sembiante gli promettesse accoglienza cortese, allorchè di un tratto gli si presenta davanti un gruppo, che trasse a sè la sua intera attenzione: un uomo aitante della persona, di barba e di capelli grigio, con la camicia rossa dei garibaldini, si portava in collo un altro soldato del pari garibaldino, di cui il capo gli penzolava sopra la sinistra spalla: il vecchio tirava innanzi a stento, appoggiandosi con la destra mano al muro, che non si attentava di abbandonare. La gente passava senza badarlo, non per mancanza di cuore, figurarsi se questo può mai avvenire a Brescia! ma perchè si sentiva da più dolenti cure compresa, e le grandi angosce strozzano le piccole. Curio, nella speranza di spillare dal soldato qualche novella che facesse al suo caso, gli si accosta bel bello per profferirglisi, ma appena gli ebbe sbirciato la faccia, che esclamò:

— Gua'! Filippo, sei tu? Come diavolo ti trovo qui?