— Per avere dato a mangiare ai lupi, o che si diventa lupi? Si lasci servire.... e mi dirà se si sarà trovata contenta. Quanto alla signorina....
Natalizia, che da prima distratta non aveva posto mente al dialogo, adesso fattane accorta prese pel braccio Isabella e trattala a parte, le disse:
— Di che temi? Ormai ne ho viste tante, che nulla mi fa più specie, e quanto a violenza che mi volessero usare, vedi.... (e qui cavò fuori il pugnale che estrasse dal collo di Eponina) io saprei difendermi. — Lasciami qui; ci sto bene; e a separarmi da lei — e additò la bara — tu mi recheresti dolore.
— Orsù, disse allora Isabella, voi andate a fare l'ufficio promesso. Natalizia rimane a custodire la mia figliuola.
*
— Eccovi qui un diamante di molto valore, e a me carissimo; fortuna vuole che io lo abbia a vendere; mi hanno detto che siete un galantuomo e che vi contentate dell'onesto: datemi quello che mi potete dare e fate presto.
Così parlò la signora Isabella, entrata in bottega a certo orafo dei principali di Torino, mettendogli in mano l'anello che si cavò dal dito.
L'orafo, poco uso a codesti modi rotti, guardò la donna e le parve, come pur troppo era, una figura strana, poi guardò la gemma, riguardò lei, e diede in uno scoppio di riso; all'ultimo disse:
— Credeva possedere una faccia sola, ma sembra che stamane taluno mi abbia prestato la faccia di scimunito.... e sarà colpa la barba lunga. Per chi mi avete preso, tocco di cialtrona? O sta' a vedere che io non sappia più distinguere i diamanti dai culi di bicchiere? Via di bottega.... imbrogliona.... e ringrazia Dio che non ti denunzio alla questura.
La Isabella, comecchè si sentisse abbattuta dal prepotente infortunio, pure non era femmina da succhiarsi in pace cotesta carta d'ingiurie; quindi replicò risentita: