— Ed ora lascio considerare a lei signora, s'egli è possibile che un uomo qual fu lo zio Orazio Onesti volesse donarmi un diamante falso?
Il mercante, udendo ricordare il nome di Orazio, vera gloria del paese, non solo per altezza d'ingegno, bensì per eccellenza di costumi, si faceva piccino piccino, e se lo avesse potuto si saria rimpiattato nella cantera del suo banco. Intanto la contessa ripiglia:
— No certo; ma come mai può essere avvenuto questo? Che il gioielliere sbagli non è da supporsi, e poi... (e qui diede uno sguardo all'anello, come persona usa a praticare con gemme) la differenza si conosce in un battere di occhio.
Questo discorso insomma portava a significare: mira, plebea! a me non l'avrebbero ficcata; ma la povera Isabella aveva ben altro in mente che abbadare a cotesta trafitta. Sventura è bene di certi animali domestici, fra cui capitali i nobili, di sgraffiare anche quando accarezzano.
Allora Isabella, essendosi risovvenuta della offerta fatta alla marchesa Rottan in compenso della restituzione della figliuola, e come le avesse anticipatamente consegnato l'anello, il quale, non avendo avuto effetto la restituzione, ella volle ad ogni patto restituirle, il gioielliere studioso di farsi perdonare il grosso granchio commesso, saltò su a dire:
— Gioco Torino per Busalla, che i gesuiti, avendone avuto il tempo, hanno grancito il diamante buono sostituendo il falso. Gli è chiaro come l'acqua che al furto alla forchetta, all'americana, al tesoro, insomma alla moltiplice famiglia dei furti, adesso dovremo aggiungere il furto alla Compagnia di Gesù. Signora, creda che mi sento mortificato....
— Signora Isabella, la prego ad usarmi la gentilezza di accompagnarsi meco per alcun tratto di via, occorrendomi parteciparle alcun che che la riguarda.
— Ai suoi comandi, signora contessa; e le due donne uscirono dalla bottega senza darsi pensiero dell'orafo, il quale adesso si profondeva in servilissimi inchini, quanto da prima si era mostrato villano.
Poichè ebbero mutati alquanti passi in silenzio, la contessa soffermatasi allo improvviso così favellò:
— Signora Isabella, io la prego a volere ravvisare nelle parole che sto per dirle, il sentimento della profonda stima che nutrisco per lei. Dalla tentata vendita dell'anello, che a lei deve esser caro per tanti motivi, desumo ch'ella si versi in qualche angustia di danaro: mi permetterebbe il favore di potergliene offrire? La scongiuro a non rifiutarlo.... non mi dica di no.... non glie lo voglio mica regalare, sa? Lo pigli in prestito, me lo restituirà più tardi.