Forse Isabella, mentre segnò questa parola, intese gareggiare con colei che i cattolici salutarono col nome di madonna dei sette dolori; o piuttosto adoperò così nel presagio di nuove tribolazioni. Chi sa? La sventura è tale un tarlo, che rode sempre, finchè trova fibra sana; e alle cose indicate nella Scrittura, che non dicono mai basta, aggiungi l'avversità. — E quanto all'orgoglio, egli si accompagna con tutto, anche colla estrema miseria.
Per dare ricapito finale ai personaggi che hanno recitato la loro parte nel presente capitolo, bisogna sapere come:
Il principe di Platow, quando prima n'ebbe balìa, si mise alla ricerca di Eponina, e la rinvenne... ma polvere. — Mosso dal pertinace affetto, volle portarne seco il cadavere in Russia, e non gli fu concesso; allora intese erigerle nel camposanto di Milano un monumento fastoso, e neppur questo ottenne: chiese in grazia un frammento della marmetta posta sopra la sepoltura di lei, ed anco ciò gli fu negato: allora per molta moneta largita al custode del cimitero ebbe un pugillo della terra che copriva l'amata donna, dentro un reliquario preziosissimo la ripose, e da cotesto giorno in poi egli costumò dire le sue orazioni dinanzi a quello. — E quando taluno lo interrogava sopra quella sua eterodossa devozione, egli soleva rispondere:
— Di altri santi ho sentito parlare, e ci credo, ma questa santa ho visto e conosciuto io.
Quanto amore sprecato indarno! Ma Dio manda le sacca a chi non ha grano: veramente questo proverbio non porge buona testimonianza della provvidenza divina; che volete ch'io ci faccia? Il proverbio dice così.
La povera Natalizia non potè sopravvivere alla sua signora; la distrusse il non consolabile affanno: ebbe sepoltura nella fossa allato di Eponina, e su la fossa anch'ella il suo pezzo di marmo col motto: «Dolor!»
O fiori di primavera nati appena, abbattuti dalla falce: veruno si accorse della vostra nascita come veruno della vostra morte, eccetto il pietoso che vi coprì di terra. Voi qui giacete polvere indistinta ma lassù in cielo, Dio, che chiama a nome la moltitudine immensa delle stelle, serberà (così giova sperare) ad ognuna di voi, povere anime, mente consapevole, e luce, ed affetti. Poesia! Poesia! mi urla nelle orecchie, da levarmi di sentimento, una femmina con le chiome scarduffate, cinta intorno alle tempie con le vipere di Medusa e i pampini della baccante. — Poesia! grida costei furiando insanita per terre e per castelli, come lo schiavo libero per un dì dalla catena pei lupercali a Roma. — Poesia! schiamazza agitando una fiaccola fumosa atta ad ardere, non già ad illuminare... Bene sta; ma che mi darai tu in compenso della perduta poesia? Forse la notizia che fra me e la terra che calpesto non corre divario? Che la mia mente è mota? Che il mio cuore va composto della medesima materia dello scarabeo, della cimicia, del lumbrico? Volete sollevare l'anima buttandola giù nel fango? Tolto all'uomo il senso della sua origine divina, persuasolo che tutto finisce in lui, la polvere avrà sentimenti di polvere.
Prosunzione e invereconda temerarietà è sostenere che gli uomini sieno del tutto materia; ma supposto che fosse vero, a buon diritto sapiente fu giudicato quel filosofo della Grecia che disse: — Se avessi nel pugno tutte le verità dell'universo, mi guarderei di aprirlo, per timore che funestassero le generazioni degli uomini abbastanza infelici.