— No, dottore, dite pure, vi prego: a quest'ora io mi sento corazzata a tutto.

— E sia: col soccorso di lingue dolose affilate con l'olio santo sul cornu epistolæ dell'altare, si insinua un parallelo fra Arria la santa ed Eponina perduta... magari, se occorre, alla santa si faranno operare miracoli... Cristo non si staccò di croce per abbracciare Santa Caterina da Siena? Santa Brigida non isposò Gesù in virtù di contratto stipulato per mano di notaro? E così anche sulla fossa de' morti, anzi soprattutto sulle fosse dei morti si miete l'erba; dalle lacrime della madre si battono scudi da cinque franchi; la disperazione del padre si baratta in biglietti di banca. I preti, signora mia, sono per eccellenza cuori-cultori; agli altri lasciano il vanto di agri-cultori.

— Misera me! io non ci aveva pensato, ed ora pur troppo m'accorgo che con le mie mani esposi il mio sangue alle fiere. Non è cosa da potersi ridire le finezze che io mi ebbi: però qualche cosa sembra che non mi garbasse, imperciocchè, se allora lo notai, a ripensarci sopra più tardi mi rese la bocca amara: invero rammentai gli amplessi della figliuola non avermi stretto col consueto abbandono; nè i baci mi scaldarono le labbra come prima: le lacrime da lei desiderai invano. E, o avvenga che la mente nostra sia talvolta divina, o che la impressione quantunque inavvertita governi i nostri affetti, per tre notti consecutive, sul mattino, quando è opinione che i sogni ci vengano da Dio, mi sognai Arria in procinto di annegare nel Naviglio grande, ed io sul margine non la poteva sovvenire. Allora mi cascò addosso il sospetto di averla perduta; subito dopo il sospetto diventava paura. Scottata, e come! dall'acqua bollente, era naturale che temessi eziandio della fredda. A rischio di passare per volubile, per ingrata e peggio, mi sentii costretta di conferirne con la signora Claudia, supplicandola, per quanto amore portava a Gesù, di porsi tramezzo, affinchè mi fosse restituita la figliuola. La signora aggrinzò il naso, ma si astenne da qualunque osservazione o rimprovero; solo mi pregava notare come questa parte a lei non convenisse, a me sì, perchè la madre afflitta se nel tumulto della passione ora vuole ed ora disvuole, merita pietà più che perdono; le mie parole tornerebbero più efficaci delle sue, perchè io dove con la persuasione non fossi arrivata, poteva aggiungere esortazioni e lacrime, mentre a lei questi partiti non avrebbero sovvenuto.

— Certamente, non istava alla signora Claudia sonare il cembalo in colombaia.

— Siccome mi parvero le avvertenze di cotesta signora ragionevoli, così senz'altro indugio mi avviai verso il palazzo della marchesa X. — Comecchè io avessi camminato in fretta, pure mi accorsi che la doveva essere stata celermente avvisata, però che appena le comparvi davanti mi mostrò fosco il sembiante: i modi suoi urbanissimi sempre.

— Zampa di gatto, che per meglio graffiare ritira gli ugnoli...

— Udita la mia istanza, la marchesa adagio adagio prese a dirmi come lo universale mi avrebbe lodata sempre per avere riposta la mia figliuola in cotesto fidatissimo asilo, nido di ogni cristiana virtù anche a cose ordinarie: ora poi dopo il tremendo castigo, che a lei piaceva qualificare tribolazione, con la quale la Provvidenza aveva voluto provare casa mia, era sembrato a lei ed alle pie sue sorelle necessità espressa confidare la fanciulla nelle mani di persone religiose, come adesso non esitava a giudicare insania espressa ritornarci sopra...

— La gatta piglia a mettere fuori gli ugnoli...

— Ed aggiungeva tutta compunta: consideri lei, ch'è madre, che bel costrutto ricaverebbe la fanciulla a riparare da capo in casa sua; ella si renderebbe inabile allo stato così religioso come secolare... Ch'è mai la zitella, perduto il credito? Coteste parole mi erano tante stilettate nel cuore, ma tanto in quel momento mi sentivo avvilita dallo infortunio, che non ebbi balìa di barattare pan per focaccia alla spietata: pertanto mi strinsi a risponderle: Signora, io credo fermamente che il Signore placato vorrà cessare per una povera madre i giorni della sventura: oh! io spero che egli non si appoggerà con tutta la sua potenza sopra una canna incrinata. Ad ogni modo, contro il soperchiante infortunio a me misera avanza un conforto supremo, che veruno può rapirmi, ed è sentire di non averlo meritato. — Oh! via, via, sempre più blanda soggiunse la marchesa, coteste iattanze rasentano quasi la bestemmia. Qual giusto potrà dire: io non ho meritato la penitenza che Dio mi ha imposto? Scusi, ma si attenterebbe ella a sostenere giusti i suoi figliuoli? Tutte l'erbe, cara mia, si conoscono dal seme, e per me veruno mi leva di mente che chi tal semina tal raccoglie. La società ha diritto di vigilare sopra sè stessa, perchè veda, cara mia, le leggi non sanno fare altro che punire la colpa commessa, mentre a noi, principali interessati nell'ordinato vivere civile, preme anzitutto che la non si commetta; però appartiene capitalmente a noi, ed ai religiosi di santa vita, vigilare con lo apostolato delle parole, e più delle opere, che i traviati precipitando dal vizio nel misfatto non vadano a popolare i bordelli e gli ergastoli.

— Ecco, gli ugnoli della gatta si manifestano nella pienezza della loro gloria!