La signora Isabella proseguendo disse: — Non potendo tenere dietro a tutte le mie figliuole, mi proposi seguitare le traccie di Arria, come quella che a mio credere correva maggior pericolo di perdizione: provvista di lettere commendatizie mi condussi a Parigi; costà, in vista di tastare il terreno attesi a vedere subito le persone alle quali mi avevano raccomandata; ell'erano magistrati, avvocati, banchieri, mercanti e soldati o vecchi riposati o giovani sotto le bandiere; esposto il caso, tutti, ma principalmente gli ultimi, e i giovani più dei vecchi, ad una voce affermavano difficilissimo l'esito della mia richiesta; anzi stupire come io italiana e cattolica ci potessi insistere; non sapersi persuadere che una madre credesse adempire il suo dovere e dare prova di amore alla figliuola attraversandole la strada onde ella si riducesse in luogo di salute. Ahimè! Quanto ci riesce insopportabile la stolta beghineria sopra la bocca francese, usi come eravamo da un secolo e più a sentirci sonare la stolta empietà! Ottanta anni fa correva l'andazzo in Francia rinnegare Dio[38] e tutto il mondo per darle gusto doveva confessarsi ateo; adesso il tempo volge di pellegrinare a Roma, e se i francesi potessero ci aggavignerebbero pel collo e farebbero batterci il naso per forza sulle ciabatte del papa. Rinvenuto alla fine il luogo dov'erasi riparata Arria, mi presentai alla priora. Misericordia! Stetti un momento in forse sul dubbio se fosse quella medesima di Milano, tanto apparivano gettate dentro una medesima forma; questa però aveva sopra l'altra il vantaggio di stringere più spesso le mani e più spesso voltare gli occhi al cielo le pupille di pesce andato a male, zufolando con una vocina da zanzara: mon Dieu! mon Dieu! — Però, sotto le sembianze false della umiltà, si vedeva trapelare la sicurezza di chi sa di essere spalleggiato in tutto quanto si faccia. Invece di svellerla, i francesi hanno ingrassato l'ortica col guano; se adesso si sentono pungere le mani, lor danno! Il mio colloquio con la priora veniva interrotto più spesso che non convenisse dalla comparsa di Suore vestite di una sargia bigia, con certa maniera di acconciatura in capo tanto sguaiata, da farle sbagliare co' gabbiani girondolanti per l'aria quando il mare è torbo; anco qui ai miei gridi strazianti sentii opporre preghiere e scongiuri; anzi vidi lo sforzo della priora di mescolarci una lacrima o due, ma non ci riuscì (e credo non ci sarebbe riuscita nè manco se metteva il capo nello strettoio dell'ulive) perchè non attraversassi a cotest'angiolo il celeste volo verso il paradiso; breve, la conclusione fu questa: Suora Maria Crocifissa avere fatto capo veramente là dentro, ma essersene dovuta allontanare pochi giorni dopo in obbedienza agli ordini superiori per condursi a Brusselle, dove l'avrei trovata di certo addetta alla pia casa di lavoro, o agli ospedali. Ed io misera madre da capo in cammino, da Caifas a Pilato. A Brusselle adoperai come a Parigi per iscoprire marina, ma se qui incontrai le porte chiuse, a Brusselle erano inchiavardate. Ora, mentre io mi arrangolo per trovare il filo della matassa, la buona femmina presso la quale più che modestamente albergava, sentendo pietà del mio affanno, mi confidava che se ci era verso di approdare a qualche cosa di buono, bisognava che io me ne rimettessi nella marchesa di Grappigny, donna di pietà insigne, famosa per dottrina, e, da quanto se ne sentiva dire, tenuta in odore di santità; di credito grande presso i gesuiti (e tutto questo parlò a voce alta; poi a voce sommessa, e guardandosi attorno con sospetto, aggiunse) — dei quai le male lingue affermano essere spia, porta polli e alla occasione vettura da strapazzo; caso mai che le male lingue si apponessero al vero, bisognava dire che tutto questo formasse la sua industria segreta, mentre la palese consisteva nel darsi a nolo a recitare orazioni ed a comunicarsi a profitto delle anime del purgatorio.... Del purgatorio! esclamai io maravigliata, ed ella: Già, per lo appunto così, perchè voi avete a sapere che i preti non vendono solo uffizi e tridui, messe e novene, mortori e indulgenze e via discorrendo, tutte cose di propria manifattura, sibbene ancora le comunioni e le orazioni delle loro penitenti, buscandoci su la senseria, la quale supera sempre il prezzo della merce. Avendomi la buona donna istruita del modo col quale io dovessi comportarmi, e dettomi il luogo dove per certo mi sarebbe occorsa la marchesa, mi condussi la mattina per tempo alla chiesa di S. X.

Secondo la descrizione che io ne aveva, non penai troppo a rinvenirla: ella stava genuflessa sul pavimento co' gomiti appoggiati al paglietto della seggiola e le mani giunte dirizzate come una lancia verso il cielo per di sopra al capo, coperto fino al naso di fittissimo velo: la veste era di raso nero sbiadito, per vetustà pendente al colore che le nostre donne chiamano di piattola; di trine un profluvio, ma logore anch'esse e rammendate: ruine d'imperi! Adagio adagio me le feci allato, e la udii gorgogliare avemmarie e paternostri come pentola che spicchi il bollore; mentre io stava tra il sì e il no di volgerle la parola, ecco uscire dalla sagrestia un garzonaccio col muso di faina, i capelli stesi per le guancie come foglie di canna, e due piedi... due piedi enormi così, da mettere i brividi addosso ad ogni fedele cristiano che patisse di calli: costui si appressò camminando per traverso alla marchesa, le pose in mano una cartuccia e le mormorò negli orecchi non so che parole, le quali ebbero virtù di fare saltare in piedi la donna, e prorompere stizzita: Come! per cinque franchi una comunione eucaristica secondo la sua intenzione? Ah! padre Candido non mi vuol dire il nome dell'anima alla quale intende applicarla? La è chiara come l'acqua, egli me lo tace per impedirmi di andare dai suoi parenti, e a questo modo io venga a scoprire quanto ei mi sgallina sopra la oblazione... eh! mi sentirà; eh! cinque franchi... mi sentirà! Come posso con cinque franchi tirarmi innanzi con marito e figliuolo? Se padre Candido vuole che preghi, bisogna pure che mi dia da mangiare... e adesso dov'è cotesto benedetto uomo? Il garzonaccio a collo torto le rispose: in cella a comporre il panegirico per domani l'altro primo luglio, che ricorre la festa di S. Ignazio. — Adesso... adesso mi sentirà, e senza altre parole, via di corsa. Aveva avuto tempo sufficiente a contemplarla; ella era una beltà giunta a compieta, l'amor terreno (se pure ce gli aveva spenti) in lei spense i suoi strali come il fabbro i ferri infuocati nell'acqua; dentro le rughe e negli angoli delle labbra tu vedevi brulicare i malefizi quasi lumbrichi per le fosse: gli occhi ardevano sempre di luce sinistra, sicchè se mai fosse venuto a smorzarsi il fuoco dello inferno, io per me credo fermamente che il diavolo lo avrebbe riacceso a cotesti occhi. Ahimè! A quel fiasco bisognava pur bere. Con voce quanto più seppi umile la chiamai: Signora! Ed ella senza neanche voltarsi, acerba rispose: Chi siete? che volete? Io le apersi il desiderio di conferire con esso lei. Ed ella da capo arrovellata: aspettate che abbia fatto le mie devozioni: orò, si comunicò, tornò di nuovo ad orare; per ultimo mi disse: venitemi dietro; e così ci riducemmo in un angolo remoto della chiesa, dove io, dopo averle narrato la compassionevole storia la richiesi di consiglio e di aiuto. Strana cosa, se togli la mia buona albergatrice, la provai unica fra tutte le donne di Brusselle a non darmi torto per le mie premure nella ricerca della figlia, ma nel medesimo tempo mi palesava le difficoltà quasi insuperabili per riuscire nel mio intento. Io la supplicai con tutte le viscere a tentare ogni via, ed aggiunsi che per attestarle la mia riconoscenza le avrei donato l'anello che io teneva in dito. Ciò udendo ella mi acciuffò la mano ed esaminato bene il diamante, come persona perita esclamò: certo una coppia di mila franchi può valere! — Ne costava tremila e più, ma poco rileva. Allora, al fine di gratificarmela maggiormente, glielo proffersi: lo tenesse per mercede anticipata; ma ella osservò: e se non riesco? Allora me lo renderete. In questa essendo stato sonato l'ultima volta a messa, una frotta di devoti prorompe in chiesa, ed accostatasi alla pila dell'acqua benedetta lì, presso a noi, ci tuffava la mano, facendosi poi il segno della croce; ci separammo; molto più che taluno dei sopraggiunti, gingillandosi, pareva volesse spiare i fatti nostri. Io non istarò, dottore, a narrarvi a parte a parte il mio supplizio; e non lo potrei; bastivi che la marchesa un giorno me ne dava una calda ed una fredda: ora la speranza pigliava forma di certezza, ed ora si spegneva; di un tratto tornava a risplendere; insomma una vera passione di dubbio e di esitanza, la quale dopo un lungo ciondolare si conchiuse con la recisa repulsa di rendermi la figliuola. Dottore, immaginate a vostra possa l'abisso del mio dolore; io però in verità vi dico che voi con tutta la vostra immaginazione non giungerete alla millesima parte del vero; bastivi questo, che la stessa marchesa, la quale pure era madre, alla vista di tanta desolazione non potè trattenersi da dire: vi compatisco. Sicuro, cotesta parola era fredda come lo spruzzo dell'acqua benedetta sopra la bara, tuttavolta la disse. Allora io non aveva il capo davvero a richiedere l'anello alla marchesa, nè ella lo ricordò; me ne accorsi più tardi, e giudicandolo perduto quasi mi ci rassegnava; quando venne a trovarmi a casa la faina clericale che prima vidi in chiesa fattorino del padre Candido, e mi avvisò: la marchesa di Grappigny desiderare di parlarmi; andai di volo premendo appena i battiti del cuore, nella speranza che si trattasse della mia figliuola; ma la marchesa mi cavò subito dall'incertezza, chè con certo suo fare signorile mi disse: come rovistando nelle cantere del suo stipo ell'erasi trovata davanti il suo anello: scusassi per amore del cielo la dimenticanza; rammentarsi il convegno; correrle obbligo di rendermelo, poichè con tanto suo dispiacere male esito avevano sortito le pratiche per riscattare la figlia. Commossa da simile generosità, risposi senza manco pensarci: le angustie presenti non mi concedere ricompensarla come avrei desiderato, tuttavia pregarla a volersi incaricare della vendita; sarebbe riuscito a lei meglio che a me cavarne profitto; del prezzo ritratto fin d'ora la supplicava accettare la metà in testimonio della mia riconoscenza. Parve le andasse infinitamente a genio la proposta e mi ringraziava a mani giunte; però giudicate quale non fu la mia sorpresa nel vedermela il giorno appresso comparire davanti tutta spaventata, e dirmi: non volere assolutamente l'anello; esserle cascato su l'anima uno scrupolo invincibile... d'altronde impossibile vendere la gioia senza scapitarci tre quarti almeno in Brusselle, città di ebrei battezzati e di cristiani circoncisi. — Partita la marchesa, la mia albergatrice, confortandomi alla sua maniera mi favellò: la secchia cascata nel pozzo, ho sentito dire che un bugiardo la ripesca, ma un'anima cascata in mano ai gesuiti, non la riscatta nè manco un santo: non istate a logorare qui invano tempo, salute e quattrini; correte dietro all'altra figliuola, e di due procurate almeno ricuperarne una.

Pur troppo ella mi consigliava da quella savia donna che ella era; ma per consiglio cuore appassionato non si arrende: quando mi vidi al verde di ogni partito, non ascoltando altro che la mia disperazione, mi gettai allo sbaraglio, e presi a correre la città con urli e pianti per tirare a me la misericordia del popolo: pensai che i gesuiti avrebbero concesso per paura quanto avevano negato per pietà; e il primo giorno bene me ne incolse, che la gente mi si accalcava d'intorno, e mi compiangeva, ed alla libera gridava: essere infamia cotesta; doversi rendere la figlia alla madre; a cotesto mo' i falchi portano via le piccione, non i religiosi le fanciulle dalle loro famiglie. Avrei abbracciato e baciato tutti; mi ridussi a casa pieno il cuore di dolci presagi; il giorno veniente tornai alla prova con maggior lena di prima. O Dio! quale disinganno crudele; appena uscita di casa una mano di straccioni prese a rincorrermi urlando: è matta! è matta! Mi assordarono i fischi, ed anco qualche sassata mi ammaccò le costole, onde io mi sarei trovata presto a mal termine se non mi ricovrava dentro ad un portone. Questa scappata innanzi tratto mi fruttò lo sfratto dalla casa della mia albergatrice (perchè buona femmina, ed amica del giusto certamente ell'era, ma timida, e gatte a pelare non ne voleva, massime entrandoci di mezzo la paurosa Compagnia di Gesù), in seguito vituperii e insulti da quei dessi che mi si erano dimostrati fin lì meglio amorevoli. La persecuzione m'inasprì il sangue: di ora in ora sentiva crescere in me il talento di fiera; smisi di farmi vedere per la città di giorno, ma quando la notte diventava buia io usciva quatta quatta per recarmi sotto le finestre del reclusorio, che io credeva prigione del cuor mio, e quivi, come le scolte costumano, gridava in capo ad ogni mezz'ora; Assassini! Assassini! Rendetemi la mia figliuola! Certa sera mi sento abbrivare alla sprovvista un colpo di mazza impiombata sul capo; caddi come morta; trasportata allo spedale, ciondolai tra la vita e la morte un bel tratto. Appena mi fui riavuta, ecco il ministro d'Italia a Brusselle mi fece accompagnare a Milano, avendo, come disse, ricevute lettere ortatorie dalla mia famiglia e il danaro occorrente pel viaggio. Giunta qui, ebbi a conoscere come la mia famiglia non avesse scritto lettere di sorta, e quanto a danaro trovai che, invece di poterne mandare pel mio viaggio a Brusselle, non ne possedeva tanto da tirarsi innanzi a Milano. Il pietoso che mi sovvenne, fin qui rimase ignorato.

— Per lei, per me no; io lo conosco da un pezzo.

— Voi?

— Già, io: ma dirò di più, lo conosce anche lei, e forse più lei di me. Lo ignoto benefattore sa ella chi fu? Fu la Compagnia dei gesuiti, la quale non essendo riuscita a farla ammazzare, operò a cotesto modo per levarla da Brusselle, per paura, che, dai dai, le sue strida non giungessero a movere il popolo a compassione. Ci fa sapere il Machiavelli che i francesi, ai suoi tempi, dove non arrivavano con l'astutezza, ci aggiuntavano un palmo di ferro. I gesuiti, al contrario, dove lo stiletto si trova corto, ci appongono una coda, due code, cento code di volpe.

*

Ed ora apriamo un po' l'orologio e speculiamolo dentro per vedere come abbiano girato le ruote; il giorno che tenne dietro a quello in cui la marchesa di Grappigny ebbe sfidata Isabella, il reverendo padre Candido chiamava in cella la marchesa, e quivi, dopo averle rinfacciata la indebita ritenzione dell'anello della signora Isabella, tali parole vi aggiunse sotto voce, soavemente come il filo del rasoio penetra nella carne, che ella, che pure era proterva, si accartocciò tutta, e genuflessa a mani giunte lo supplicava di perdono. — Egli rispose: Sia per questa volta; e non dimenticate che di quanto vi ho detto noi possediamo le prove; ora andate e portatemi senza perder tempo l'anello: i superiori delibereranno quello che se ne abbia a fare: tornate domani. — Nel dì veniente padre Candido partecipò alla marchesa i superiori avere deciso che l'anello si rendesse alla madre di suor Maria Crocifissa, perchè in questi tempi perversi, nei quali a bigoncie si versano le calunnie sopra le cose più sacre, perfino sopra la Compagnia di Gesù, che sarebbe mai se quei pezzi d'ira di Dio dei giornalisti si fossero potuti attaccare ad un fumo di vero!

Ma poichè vide il pietoso padre che la marchesa per la pena di condursi a cotesta penitenza, non potendo piangere lacrime, stava per buttare fuori gli occhi, e sapeva quali sgraffi le desse la miseria, la consolò con la promessa di farle buscare fra breve, in comunioni per una certa tal quale anima del purgatorio, qualche cento di lire. Quindi la marchesa rese il diamante ad Isabella.

Ora è da sapersi che la marchesa aveva bene e meglio tentato, e più volte, vendere l'anello, anche dopo il truce comando di padre Candido, ma l'avvertirono che egli era falso, ed ella stessa se ne chiarì considerandolo con maggiore attenzione, ed in questo nuovo esame si accorse altresì come avessero sostituito di fresco il cristallo alla gemma: per la qual cosa volle risolutamente che la madre di Arria ripigliasse l'anello.