— Pedranzini! Viva Pedranzini!

— Pedranzini? O che coso egli è? domanda Curio; e Filippo:

— Egli dev'essere una stella apparsa di fresco nel firmamento nostro, e deve smagliare di luce davvero, se giunge a mettere per un istante da parte il grido di viva Garibaldi. Che vuoi tu? Gli eroi su questa terra nascono come funghi.

— Ahi! Sciagurato... dovevi, continuando la metafora, dire come le stelle in cielo, dove una chiama l'altra e pigliansi per mano ad alternare le danze divine... tu non sei nato poeta.

— Invece nacqui curioso e di molto: affretta il passo, che ci sarà dato raggiungere la carrozza a S. Antonio.

Nè s'ingannò, chè il Pedranzini co' compagni erano scesi all'albergo per rinfrescare i cavalli, intantochè una grande adunanza di gente ingrossava davanti l'albergo e con urli che pareva il finimondo gridava:

— Pedranzini! Fuori Pedranzini!

L'acclamato, non per salvatichezza, bensì per senso di soverchia modestia, quanto più si udiva chiamare, più s'ostinava a rimanere dentro: dai compagni, che gli facevano ressa di affacciarsi al balcone e dire quattro parole, si schermiva allegando non sapere parlare in pubblico, vergognarsi, sudare dalla pena, e così via: pure non ci fu rimedio, bisognò mostrarsi: egli compariva al balcone vermiglio come un rosolaccio, e, salutato il popolo, con voce alquanto tremula incominciò:

— Signori, io li ringrazio tutti, e di grandissimo cuore, ma in coscienza, ecco, io non vedo perchè le signorie loro mi facciano così grande onoranza: io ho fatto il debito mio. Grazie da capo, e buona notte a tutti.

E con un solenne inchino si ritirò chiudendo la finestra.