— Ecco un oratore che non ruberà di certo la mano a Marco Tullio, mormorò Curio; e Filippo:

— Ma ci metterei pegno sopra ancora io: o voi che lo sapete, questo signor Pedranzini chi è?

E dei villani, ai quali Filippo indirizzava la domanda, taluno di colta, e tale altro a caso pensato rispondeva:

— Il Pedranzini? Guà! È il Pedranzini.

Filippo non trovò di meglio che ridursi all'osteria e tentare costà di scoprire marina: meglio non gli poteva accadere, chè ivi rinvenne parecchi patriotti, i quali, agguantata la ordinanza del Pedranzini, si sbracciavano a profferirgli vino a boccali, instando presso lui, onde contasse le prodezze del suo capitano; e quegli, che forse aveva più voglia di favellare che gli altri di udire, prese ad esporre:

— Conoscete voi il ponte del Diavolo? Voi non lo conoscete. Cioè; il diavolo sì, il ponte no: immaginate dunque una muraglia, che a guardarne la cima di sotto in su vi farebbe cascare la berretta in terra, e che questa montagna sia spaccata per modo che lo spacco largo in fondo vada restringendosi in punta, da formare due corni; ma, siccome tra corni e corni ci corre e voi me lo potreste insegnare, dichiaro accennare a quelli che arieggiano al primo quarto della luna; or bene, sopra cotesti due corni è gettato il ponte del Diavolo; giù traverso lo spacco l'Adda brontola crucciuso a cagione della piccola uscita che gli concedono le rupi laterali, onde egli si arruffa, e nel suo furore rotola acque rovinose e nevi e macigni per allargarla, e come succede a cui fa le cose per rovello, invece di allargarla la stringe. Già a voi altri non premerà niente sapere la cagione perchè cotesto ponte si chiami del Diavolo, e me ne rincresce perchè davvero la è una bellissima storia.

— E chi vi ha detto che noi non la vogliamo sentire? All'opposto contatela, contatela, che Dio vi mandi la buona pasqua e le buone feste.

— Come così è, porgetemi da bagnare la parola e vengo da voi. — Bevve un tratto, e continuò: — Il ponte è di legno; colui che primo immaginò fabbricarlo fu uno innamorato, il quale bruciava dalla smania di portarsi ogni giorno a mattinare la sua amante a Malga, dall'altro lato del fiume; ammannì le travi, i puntelli per di sotto, le staffe, ogni cosa per bene, ma a metterle traverso alle due cime era il busillis; più ci pensava e meno ci vedeva il verso; si votò ad uno ad uno ai santi, ma non intesero; allora implorava il diavolo, il quale, come ci conta il predicatore, stando sempre alle vedette per rubarci l'anima, gli comparve subito davanti, e gli disse: conosco la polvere e i pensieri della polvere; detesto i discorsi lunghi, per lo che non volli mai accettare la deputazione al Parlamento italiano; patti chiari ed amicizia lunga; dammi la tua anima ed io ti fabbrico il ponte in un bacchio baleno. —

— Ma senta, signor diavolo, si fece a notare il povero innamorato, — e l'altro:

— Qui non ci è diavolo che tenga, o piglia o lascia, chè ho un ritrovo a Firenze per provvedere di tabacco la regìa cointeressata.