— Fate entrare la signora contessa nel salotto di rispetto; fra due minuti sarò da lei.

Corse nella sua camera, e subito si guardò allo specchio; ebbe paura della sua pallidezza: le labbra aveva pavonazze; il cuore le palpitava come se lì per lì stesse per ispezzarlesi; ella risoluta ci appose la mano destra e disse: chetati! Bevve un bicchier di acqua, scosse la testa e soggiunse: su, andiamo a recitare il quinto atto.

Come i capitani innanzi d'ingaggiare battaglia per via di segreti esploratori s'industriano riconoscersi, così queste due donne, con guardi obliqui prima di aprire bocca tentarono scandagliarsi. Noi conosciamo di già Eponina; le sue sembianze e gli atti percossero forte la contessa, molto più che le forme della giovane, in grazia dello esercizio della sua professione, avevano assunto certo garbo di alterezza virile, che assai le si addiceva; e la nuova emozione animava al doppio i tratti del suo volto, già vivi anche troppo. La contessa poi era donna di forme grandiose ed abbastanza attempata; però, sebbene ella non curasse punto dissimulare i danni della età, da talune parti delle sue fattezze rimaste intatte, si poteva argomentare quale fosse stato un dì tutto l'insieme, come da poche colonne, o dal frammento di un architrave è dato giudicare quale, e quanta fosse la fabbrica caduta per terra: ma se la benevolenza ideò il sembiante della contessa, per certo non lo eseguì l'amore: contorni statuari, linee alquanto rigide; di ossatura potente; nella sveltezza del portamento poteva dirsi giovane: forse un dì anch'essa sarà stata vulcano, perchè tracce di cenere antica in lei se ne vedevano; anzi era proprio così; ma il dovere avendoci soffiato sopra con troppa veemenza, aveva con le passioni meno pure estinto le pure e le purissime: parlava a spizzico, sicchè, facendo sospettare che ella scegliesse prima quello che doveva tacersi e quello che doveva favellarsi, allontanava la confidenza altrui: ma i detti e le opere la faranno conoscere meglio da sè.

Impertanto ella stese con gesto urbano la destra verso Eponina, mentre col braccio manco le abbracciava il collo accennando volerla baciare, ma Eponina nell'atto che corrispose alla stretta di mano, parve studiasse evitare di corrispondere al bacio, perchè, lasciando scorrere il viso in giù, accolse il bacio della contessa in fronte.

Così, dopo reiterate più volte le accoglienze oneste, la contessa favellò:

— Io mi era condotta qui, mia cara signora, nella speranza di trovare presso di voi il mio figliuolo Ludovico.

— Di fatto, quantunque più rado di una volta, il signor conte frequenta spesso in casa mia.

— Dunque non abitate insieme sotto il medesimo tetto?

— Ah! sì, rispose sorridendo Eponina, sotto il medesimo tetto abitiamo; solo il suo quartiere sta accanto al mio.

— Mi avevano assicurato.... e qui la contessa si mise a cercare che cosa dovesse aggiungere.