— Diavolo! Non ci aveva pensato: allora andate a Torino; esponete la vostra faccia alla brezza che spira dalle Alpi, e vi sentirete rinfrescata.

— Peggio che mai; sarebbe un pigliare il male per medicina. O non vi giunse all'orecchio che giusto a piè delle Alpi seppero da un pezzo in qua instituire i semenzai più copiosi di fiori e di amori?

— Ma dunque il clima nulla può sul sangue?

— Sul sangue sì, ma sopra la passione no. E poi, venite qua, principe, e siamo di buon conto; voi che fate professione di uomo religioso, potete insegnarmi come il peccato non istia solo nell'atto, bensì ancora nel pensiero; qui il nostro Redentore parla chiaro; nè avvocati, nè preti varranno a storcere il senso delle sue parole: «Chiunque riguarda una donna per appetirla già ha commesso adulterio con lei nel suo cuore».

— L'Apostolo si è spiegato male; tutti gli altri vangeli danno ad intendere trattarsi di donna moglie ad altri; ma voi siete libera.

— Certo sì, ma siete voi, principe, che avete moglie.

— Sì, ma un cancro di minuto in minuto me ne mangia un pezzo. I medici l'hanno sfidata; se tira innanzi un mese sarà un miracolo.

— E perciò appunto voi dovete temere di commettere, più che peccato, sacrilegio, sottraendo adesso un atomo, un filo, un fiato del vostro amore a cotesta sventurata. Nel passo tremendo a cui si avvicina, ella abbisogna sentirsi sostenuta da tutto l'affetto del suo consorte; sarebbe carità fiorita raddoppiare nella sua anima la fede che durerà immortale il ricordo di lei nel cuore dello sposo; che innaffiati dalle lacrime vedovili cresceranno perenni i fiori sopra la sua tomba. Principe! Avete mai pensato alla spada che la trafiggerebbe, se venisse a sospettare che voi non l'amate più, peggio, che voi ne amate un'altra? Morirebbe disperata; e voi ed io saremmo forse colpa della sua eterna dannazione. Vostra moglie, mi afferma il grido pubblico, santissima donna ed a voi attaccata con tutte le viscere. Sarebbe questo il guiderdone che voi le serbate per tanto amore? E quando? Quando la morte ci ha fatto il segno, come su cosa che abbia di già acquistata. E in che occasione? Allorchè ella posa il suo ultimo sguardo sopra l'amato volto, per quinci desumere forza e coraggio di levarlo per sempre in paradiso.

Il principe sudava per la pena; non sapeva andare innanzi nè indietro, come il cavallo che patisce di restìo, non si muove neppure se gli accendono una fascina sotto la pancia; nè Eponina si sentiva meno sopra le spine non potendo indovinare come la sarebbe ita a finire; quando la fortuna le porse inopinatamente il destro di cavarsi da cotesto pelago. Il principe nella confusione della sua mente, come uomo che si attacchi alle funi del cielo, di un tratto mi usciva fuori in queste sciagurate parole:

— Orsù, Eponina, sentite: dacchè così volete, io cesserò vedervi... io sospenderò di amarvi... ma ad un patto... che voi vi leghiate con giuramento meco, di sposarmi quando piacerà a Dio chiamare a sè la signora principessa mia consorte.