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Questa è un'azione villana, mi scappa fuori a intronarmi le orecchie la mia censora; i segreti delle signore si vogliono rispettare; lei mi è andato a pescare i suoi personaggi nelle bettole dei sobborghi di Milano.

— Scusi, rispondo io, io cavo i miei personaggi da per tutto; mi astengo da cavarli fuori da certi luoghi, per giusto timore di non avere ad andare dentro io in certi altri; nè io ho assunto a descrivere angioli, ma sì uomini dei suoi tempi, signora...

— E dei suoi...

— E dei miei; e gli uomini, ella lo sa, moltissime cose fanno di celato, che in palese condannano, e piacesse a Dio che non fossero più triste di questa di Omobono; ancora da parecchi giorni egli non sapeva niente di Milano, sicchè si potrebbe dire ch'egli si trovasse costituito in istato di legittima curiosità: per ultimo, che Omobono e l'Amina essendo ormai come Gildippe ed Odoardo amanti e sposi, fra loro non ci potevano cascare segreti...

— Adagio; misura tre volte e taglia una; anzi, appunto per questo...

— Tenga la lingua a sè, mi faccia la carità; e allora....allora, o chi le dice che l'Amina non lo abbia fatto a posta per dargli la sassata e nascondere la mano? Il tenore della lettera questo.

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«Signorina. Appena ho tempo di scriverle. Mi rincresce in coscienza, ma come dicono le gazzette io proprio le posso scrivere: noi lo avevamo preveduto; qui in casa tutti sottosopra: urli, pianti, disperazioni, e perpetui i rinfacci d'ingratitudine; se non vedo meglio mi pare che, uscendone, ella si sia chiusa dietro la porta. In città un tananio, uno schiamazzo che mai il maggiore. Le donne poi... apriti cielo! Scandalizzate da cima in fondo, e come di regola in capo lista le amiche, che hanno già fatto e sono in bilico di fare come lei; però questo è chiaro, da lei si buttarono fuori di finestra la casa e la città: adesso non sarebbe aria di tornare; non ci pensi nè manco par sogno; la si è voluta rompere il collo; e poi per chi? Basta, dei gusti non si disputa, ma non può negare che il suo patito non abbia la faccia gialla come un fiore di pisciacane; quello che mi arrapina si è che qui tutti ne vogliono la vita; la si figuri le meglio parole che mi tocca a udire: traditore, rinnegato, ladro. Il suo nonno Omobono, adesso assunto in cielo fra sant'Ambrogio e san Carlo da quegli stessi che se ne lavavano maggiormente la bocca, lo compiangono come assassinato dal proprio sangue; chi dice che l'abbia portato due, chi quattro, e non manca chi sostiene sei milioni. Mamma mia! Il vecchio, o spinte o sponte, si prevede che avrà a fallire: aggiungono come cosa sicura, che manderanno ad arrestare il nipote: anzi le gazzette sbraitano perchè a quest'ora non l'abbiano chiuso in domo Petri. Tanto per suo governo: secondo il nostro accordo, appena saprò cosa importante, le scriverò a Genova ferma in posta sotto il medesimo nome; procuri farla ritirare.»