Omobono, osservando Amina fuori di sè per la smania, non cura nè manco andare a mutarsi di vesti, e così grondante come si trova si riaccosta alla sponda urlando a sua posta:
— Il portafogli! Chi ripesca il portafogli?
Amina e Omobono eccitavano la gente a tuffarsi, la quale per la cupidità del premio saltava nell'acqua a mo' dei ranocchi se odano cosa che metta loro paura. Fruga e rifruga, non venne fatto di trovarlo a veruno, o perchè quivi l'acqua fosse troppo alta, o perchè qualche corrente lo avesse trasportato altrove: comecchè di estate, pure, declinando il giorno, Omobono con quell'umido addosso cominciò a sentir freddo; pertanto si ritrasse a casa; rimase Amina, arrotandosi sempre alla ricerca del portafogli; all'ultimo, stracca, tornò anche ella all'albergo, avendo distribuito prima qualche moneta ai pochi fortunati palombari, pure molto raccomandandosi non ismettessero i tentativi: a cui riuscisse trovare il portafogli, sempre fermo il premio; anzi lo crescerebbe del proprio.
Per tutto quel dì e per l'altro appresso non si fece che tattamellare del portafogli; molti e diversi andarono attorno i discorsi e sgangherati tutti, i quali poi si appuntarono in quest'uno, che il portafogli conteneva un tesoro in biglietti di banca e gioie; lo screzio rimase nel giudizio della somma, la quale, secondo la fantasia dei giudici, saliva a milioni o calava a lire centomila circa.
Omobono comprendeva ottimamente il dispiacere dell'Amina per la perdita del portafogli, dove certo ella conservava disegni così propri come altrui, carissimi per rimembranze, per pregio insigni, ma non sapeva farsi capace della croce che se ne dava; ond'è che ingegnandosi consolarla le diceva:
— Cara mia, non ti disperare; te ne comprerai un altro che tu illustrerai con disegni più belli dei primi. I tuoi sono sicuri; temi forse ti vengano a mancare gli altrui? O che ti butti a madonna fallita? Avrai quanti desideri adoratori che crederanno toccare il cielo con un dito appiccando voti alla tua immagine.
— Ti compatisco, gli rispose Amina, perchè non sai qual tesoro di affetto si contenesse là dentro; lascio i disegni miei, che sono miseria, tuttavia cari per testimonianza di giorni giocondi che non torneranno più; e gli altrui, oltre all'essere mirabili per eccellenza di arte, mi davano ricordo di sensi gentili e di cortesia; ciò di cui non posso consolarmi è la perdita delle lettere del padre, dei congiunti, degli amici, delle persone caramente dilette; ma più che tutto mi addolora la perdita dell'anello sul quale mi giurasti fede di amante e di marito, e delle tue lettere... le tue lettere!... vero metallo arroventato tratto fuori allora allora dalla fornace; — ah! tu non sapresti più adesso scrivermene delle uguali... se tu ti c'impancassi faresti cosa di riverbero... reminiscenze, non getti di vena: ed io le custodiva a sommo studio per mostrartele il dì che avessi dovuto rimproverarti di scemato amore e dirti: «miratici dentro e guarda se tu sei quello di prima.»
— Lo specchio di Ubaldo a profitto di Armida, notò sorridendo Omobono, e qui baciari, abbracciari e motti profumati in essenza di amore e promesse giurate, non però registrate, nè recognite dal notaro, ch'ella non si troverebbe mai al caso di provocare così uggioso paragone.
Anco i fiori in mano agli uomini ed in quella della natura altresì tu riscontri arnesi di morte; in Sibari le rose; nei giardini le bocche di lione, dove se avvenga che le farfalle incaute s'inoltrino, ecco si chiudono loro sopra e trovansi sepolte vive a morire di delizia; così Omobono; ma a strapparlo da cotesta indolenza valse un successo, che più presto o più tardi doveva pure accadere; standosene un dì coll'Amina, o che questa veramente chiamassero, ovvero a lei paresse essere chiamata, si levò precipitosa dal fianco di lui per correre in altra stanza, lasciando sul tavolino la sua borsa da lavoro. Fu meno che non si dice, Omobono fruga la borsa e trova una lettera. Veniva da Milano e pareva indirizzata a non so quale contessa (o non è curiosa questa, che alle donne appena uscite di casa piace affibbiarsi sempre un titolo; alla più trista quello di contessa; alle democratiche due volte più che alle altre); ella era aperta ed Omobono lesse.