— Ma sai tu che cacciare a civetta, pescare a cannetta e prestare a sicurtà, son tre castronerie che l'uomo fa; — basta, come ti piace, Amina mia, contenta tu, contento io.

Amina, senza lasciarla bollire nè mal cocere, esce fuori di stanza, e corre su e giù per l'albergo chiedendo, ordinando e mettendo in moto quanti incontra, camerieri e famigli; a tutti dice e non rifinisce mai di ripetere che le cerchino buona barca e rematore capace; tornerà a pranzo, ma se la vedessero tardare non l'aspettino; volersi godere quel paradiso terrestre; quante rinverrà fate, tante manderà ospiti alla locanda; esulti il padrone, perchè le fate hanno per costume pagare i conti in moneta di diamanti; alla più trista in oro senza lega; ammannisse i corbelli per metterceli dentro. In un attimo ecco barca nazionale, rematore nazionale (aveva remato almeno due terzi della sua vita agli austriaci, ma ciò non rileva; oggi è nazionale) bandiera, lenze, corbe, et reliqua, tutto nazionale.

Spoltrati! spoltrati! È lesta ogni cosa, — e sì dicendo Amina mette il cappello in capo ad Omobono, e presolo per la pistagna del vestito seco lo trae alla barca accostata alla riva, dove l'acqua è profonda; lì giunta ella ci entrò di un salto, che fece stupire i bighelloni accorsi, come avviene nei piccoli paesi d'Italia, dove la poltroneria culla il popolo e la curiosità gli canta la nanna. Omobono stava per andarle dietro, quando ella di un tratto esclamò:

— Il portafogli! Non hai avvertenza a nulla; e sì che ti aveva raccomandato non dimenticare il portafogli; va' a pigliarlo... fa' presto.

Allora Omobono rifece le scale a quattro a quattro, e preso il portafogli torna addietro col medesimo abbrivo: ansava come un mantice e con parole rotte, sporgendo il portafogli all'Amina, diceva:

Eccolo! eccolo!

Amina stende la mano per agguantarlo; Omobono piega più del dovere la persona per porgerglielo; ella non incontra il portafogli; egli non trova contrasto, spendolato troppo sbilancia, balena e col capo in giù dà il tuffo nel lago: esperto nel nuoto, non avrebbe corso pericolo nè manco vestito come era, pure, prossimo alla riva, non gli mancò di ogni maniera aiuti, sicchè poteva cavarsi d'impaccio senza altro danno di un bagno involontario: di passeggiata non si parlò più; ma nel mettere il piede sopra la soglia dell'albergo, Amina, dandosi forte della mano su la fronte, esclama:

— Il portafogli! Ahimè! il portafogli, Omobono.

— È cascato nell'acqua.

— Oh! che disgrazia! Oh! che disgrazia! Su, datevi moto; ripescatelo per amore di Dio; fate di tutto per riaverlo; cento... duegento... fino a trecento lire di mancia a chi lo ripesca.