Tanto è, Omobono non era lieto; in ogni atto della sua vita si mescolava uno struggimento per cui egli restava ad un punto sorpreso e sbigottito: gustava miele amaro, tanto in pregio presso gli antichi romani, che ne imposero eccessivo tributo alla Corsica che n'è produttrice feconda; e bene sta che da puro cuore soltanto sgorghi la gioia pura. Il torpore gli s'insinuava nel sangue sottile come la malaria, tedioso a sè sempre, e qualche volta all'Amina, a fatica parlante e sbadato: gran parte del dì e' pare che dondoli tra gli sbadigli e i sospiri; svogliato di quiete e di moto, di veglia e di sonno, di cibo, di tutto: affacciato per ordinario al balcone, guarda fiso le acque del lago, le nuvole del cielo senza pensare a nulla; gli pesa il cervello; anzi non piglia nè manco diletto a contemplare il trasformarsi continuo che le nubi fanno in diverse sembianze, dove il riguardante mira quello che più gli piace trovarci; nella notte, ore intere, col braccio intorno alla vita di Amina, specula il cielo, e se gli avvenga mirare staccarsi dal fondo dell'emisfero due stelle, e dopo descritta una lunga curva di fuoco spegnersi a un tratto vicino alla terra o all'acqua, ripete sommesso:
— Perchè non così anche noi? Codesti fuochi dal cielo muovono verso la terra, e noi, Amina, spiccandoci dalla terra dovremmo quetare in cielo.
— E chi para?
E qui amplessi e pianti con l'altra procella di affetti, la quale impedisce che le acque di Amore stagnando impadulino.
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— Orsù, Amina, un bel giorno disse, levandosi per tempissimo, che cosa facciamo qui? Moviamoci, nel moto sta la vita; mira come leggiere s'increspano le acque del lago, senti come soave ci venta in faccia la brezza montanina; — prendiamo una barca e andiamo a fare un giro: io porterò meco il mio portafogli, e quando mi capiti sotto qualche orrida scena, ovvero elegante, io mi piglierò diletto a schizzarlo.
— Ed io?
— Angiolo mio, tu ti spasserai a vedermi disegnare, o piuttosto fa' una cosa, provvediti di una lenza e pescherai.
— A cannetta?
— A cannetta.