— Sì signora, poichè mi mette con le spalle al muro le dirò che amore come rondine vola, come rondine, animale di passo, presto viene e presto parte; come le rondini e i re è animale carnivoro. Ma ahimè! questa strappata mi ha rovesciato dal mio pegaseo; spento il lume della lanterna magica, i vetri figurati della fantasia non si riflettono più su le pareti del mio cervello: valete, spettatori; torno al racconto.

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I nostri personaggi presero stanza proprio sul lago, nel bellissimo albergo aperto accanto al palazzo della Regina.

Qual regina? Carolina Amalia Elisabetta di Brunswick. E di qual re moglie? Di Giorgio IV d'Inghilterra. Ed ora che ve l'ho detto, voi ne sapete meno di prima. E sì che vissero e morirono ai giorni nostri; e si lasciarono indietro uno strascico d'infamia, la quale in difetto di altro servea mantenere per qualche tempo i nomi dei re sopra la soglia della morte. Costei fu meno cosa di Messalina; costui più cosa di Claudio.

Il debito fu pronubo delle nozze inauspicate, imperciocchè il Parlamento non acconsentisse pagare i debiti del principe, se non a patto che mandasse giù una moglie senza ostia.[42] Quando prima il principe vide la sposa la baciò, subito dopo chiese un bicchiere di acquavite;[43] nel primo pranzo egli le impose che sopportasse commensale al fianco la sua baldracca,[44] lady Jersey; la prima notte egli ubbriaco l'accolse nel talamo, che metà passò sopra e metà sotto il letto, dove ruzzolò sozzo sacco di vivo.[45]

E pure da cotesto bestiale mescolamento in capo a nove mesi nacque un bel giglio di amore, che, sposato a Leopoldo di Sassonia Coburgo, morte recise nel dare alla luce il primo figliuolo: per lei il Byron, selvaggio amatore di libertà, compose versi stupendi, dove così si esprime: «la libertà obliò le sue mille sventure per la sventura suprema di avere perduto questa donna, sopra la testa della quale ella vedeva splendere il suo arcobaleno... e noi ci compiacevamo nel presagio che i nostri figli avrebbero obbedito al suo figliuolo.»[46] Vedi contradizione di poeta, a cui quando meno se lo aspetta la passione ruba la mano del giudizio.

La regina d'Inghilterra, non solo a Como, ma per l'Europa, per l'Africa e per l'Asia, come il capo comico conduce la compagnia dei suoi strioni, menava una turba di paltonieri per rappresentarci un dramma solo — quello del più lurido adulterio; e se ne teneva, ella regina, madre e donna di ben cinquant'anni matura! Al volgare adultero Bergami, ella, insanita, procacciava titolo di barone e insegne equestri, monili al collo e campanelle agli orecchi; a Malta gli comprò la croce dei cavalieri di San Giovanni; a Gerusalemme, con sacrilego oltraggio, quella del Santo Sepolcro!

Lo indegnissimo marito, comecchè troppo più di lei imbestiato in ogni maniera di turpitudini, ardisce apporle colpa di adulterio, e raccoglie da diverse contrade, massime dalla Italia,[47] a prezzo di oro, testimonianze della sua vergogna, pigliando piacere a propagarla al mondo come il matto ad appiccare il fuoco alla casa. Nè la morte di Messalina fu colpa di Claudio, bensì di Narciso, pauroso di perdere il credito presso Cesare, e col credito la vita; tanto vero ciò, che Claudio il giorno stesso che gliel'ammazzarono di stoccata nel core, non la vedendo a mensa, interrogò perchè tardasse a venire;[48] all'opposto la morte di questa regina fu opera per bene venti anni premeditata dal Claudio inglese.[49]

Le rappresentanze della colpa e quelle del giudizio furono date gratis al mondo; il popolo somministrò il danaro per le spese: quelle della regina costarono un bel circa venti milioni di lire; quelle del re non si possono sapere; — quel popolo che sepolto nelle miniere mena una vita che poco è più morte; e nelle fabbriche si travaglia quindici e più ore, a sette centesimi per ora; e poi i cortigiani fanno le stimate quando sentono dire che la monarchia è venuta in abominio di Dio, del diavolo e di quanti sopra la terra possiedono discorso di ragione.

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