— A che questa risoluzione tanto ruinosa? Tutto quello che ciondola non cade, e poi donde ci vengono le notizie? Dalla mia donna di servizio; donna dozzinale, facile ad accettare per contanti tutto quello che sente dire, ad esagerarlo occorrendo. Omobono mio, considera che chi si risolve presto si pente a comodo: qui ci vuole giudizio: non t'impegnare in modo da non poterti, volendo, ritrarre; a bruciare le navi saremo in tempo sempre: certo, tu buono, tu quanta onestà vive nel mondo, perversissimo l'avo, ma per dichiarare la tua innocenza bisogna che tu passi sopra il corpo di lui: scansiamoci di qui, dove forse più che non crediamo ci conoscono, procuriamoci più sicure notizie, delibereremo poi con piena cognizione di causa.
Ora il partito di recarsi a Milano era nuovo nell'animo di Omobono: sorto improvviso dallo impeto della passione, non aveva avuto tempo di mettere le barbe, però non riusciva arduo all'Amina farglielo mutare; decisero dunque trasferirsi cautamente su quel di Genova e quindi attendere gli eventi. Trasferironsi a Nervi, e colà presero stanza presso certa vedova discreta, che teneva casa elegantemente accomodata sopra la riva del mare.
Le cure non si fuggono a cavallo, chè teco salgono in groppa e ti accompagnano da per tutto, dice il proverbio, e parla d'oro; difatti ci arrivò Omobono con la febbre in corpo di avere notizie da Milano: spedirono pertanto uomo a posta a Genova per pigliare le lettere, e quando gli parve ch'ei potesse essere di ritorno, senza avvisarne Amina, gli mosse incontro a cavallo; trovato l'uomo a breve distanza da Nervi, quegli senza sospetto gli consegnò le lettere, dacchè le lettere fossero due, e ciò pel motivo che la Elvira era stata dalla cameriera messa a parte del segreto (se cosa confidata a femmina, ovvero a simile generazione di femmine quali Elvira e la cameriera erano). La Elvira insomma scriveva che posta giù l'ira, il suo cuore non aveva sofferto lasciare in abbandono la figliuola prediletta in tanto estremo; annunziava peggiorate a dismisura le condizioni del caso; dichiarato il fallimento della ragione Boncompagni; il vecchio Omobono preso sul punto che tentava troppo tardi salvarsi in Isvizzera e tradotto in prigione; il mandato di cattura del giovane Omobono trasmesso ai giandarmi, che lo cercavano seguendone le orme. Il signor Egeo averle confidato che il commesso, cui Omobono costituiva suo procuratore, passato con armi e bagaglio dalla parte dei creditori, aveva fatto toccare con mano col confronto dei libri delle due ditte lui essere stato la causa principale della rovina; quando pure Omobono potesse scolparsi, in mal punto lo tenterebbe adesso e invano; il meglio per lui sul momento cansarsi: si manderebbe per Amina, che Egeo condurrebbe alla chetichella a Locarno presso una sua parente; col tempo si provvederebbe meglio, e forse si assetterebbero le cose: risposta sollecita, che qui davvero lo indugio pigliava vizio.
Omobono, tostochè ebbe letto la lettera, scese da cavallo, chè preso da capogiro temè stramazzare, ed avvoltosi la briglia intorno al braccio continua pedestre la via: declinata la faccia incomincia a istituire mentalmente un conto a partita doppia delle ragioni che lo consigliavano a vivere di fronte alle altre che lo persuadevano a morire; poi tirò le somme e chiuso il conto esclamò: — Non ci è caso, bisogna morire. — Io mi passo da riferire i molti e sottili motivi di cotesto strano Dare ed Avere; solo dirò che accadeva dei suoi pensieri come degli uomini usciti dai denti del serpente seminati da Cadmo, i quali, appena nati, pugnavano fra loro fino alla morte.
Amina avendo udito dal messo dello incontro avuto con Omobono e della lettera a lui consegnata, timorosa di guai, corse tosto alla sua volta; scortolo da lontano lo chiamava con voce e con cenni; ma invano; giuntagli accosto lo tentennò forte per le braccia; allora egli si scosse, le sue pupille oscillarono e ripresero la virtù obiettiva: come se uscisse dal deliquio sospirò:
— Amina, sei tu?
— Sì, sono: perchè sconvolto così? Ti senti male?
— No, bene.
— Ebbene, che ci ha di nuovo?
— Ecco, e le sporse la lettera.