Amina lesse e rilesse; poi soggiunse:

— Ebbene, che hai pensato?

— Morire; rispetto a te, quanto più so e posso ti supplico ad accettare la proposta della signora Elvira.

— Davvero?...

Se per me si possedesse la scienza musicale dei più famosi maestri, da Jubal fino al cavaliere Verdi, io non saprei rendere a gran pezza le infinite inflessioni di voce che fece Amina nel pronunziare cotesta parola.

— E non ti riesce a capire, continuò risentita, che mezza della tua maledizione si è rovesciata sul mio capo; la lebbra del tuo corpo si è comunicata al mio? E ti basta l'animo di confortarmi a vivere una vita di vergogna e di paura? Tu dunque pretenderesti ch'io vegliassi per soffrire i miei dolori ed i tuoi? Tu mi respingi da dormire il sonno eterno sul tuo guanciale? Ah! m'invidi la morte? Tutti voi altri sempre così; sotto infinite apparenze in fondo il vostro unico, rigido, sempiterno vantaggio. E chi ti dà diritto di supporti o più dignitoso o più animoso di me? Ho letto di parecchie donne che ebbero con lo esempio della propria morte a dare coraggio al marito codardo di fuggire, morendo, la infamia; di mariti che uccidendosi insegnassero alle proprie mogli a uccidersi non intesi mai.

— Amina, gemè Omobono, abbandonandosi con voce rotta dai singhiozzi nelle braccia della sua donna, non amareggiare di più le ultime ore del vivere mio, già troppo amare, non mi fingere disamorato per trafiggermi... tu sei giovane... e tu bella... ho pensato che qualche giorno, rimanendo in vita, possa sorgere meno fosco per te: la fortuna muta...

— Ma non il cuore di donna innamorata, nè di moglie virtuosa. Vissi: non si misura la vita col lunario. Quando tutto provammo e tutto godemmo e tutto soffrimmo, la vita è compiuta. Tale in un battere di palpebre vuotò intera la coppa della vita che altri in ottanta anni non ne bevve mezza. Ad ogni evento, a morire basto sola.

— Amina, esclamava Omobono, vie più stringendosi l'amata donna al cuore, tu coll'aprirmi interi i tesori della tua nobile anima mi consoli con tanta dolcezza, che se potessi incontrare la morte la bacerei in bocca e le direi: tu sola sei amica.

— Va bene; ma ora che abbiamo posto in sodo questa suprema risoluzione, Omobono mio, concedimi che io ti domandi se veramente tu hai pensato che sia necessario il morire?