— Ed il proponimento di darti la morte non giudichi peccato mortale?

— Sì, ma di questo chiederò perdono a Dio nell'altro mondo, e confido nella sua misericordia, perchè amore me lo fa fare, e Dio mi sta nell'anima come principio e fine di amore.

— Lasciamo questi pelaghi; quanto tempo ti ci vorrà per apparecchiarti alla buona morte?

— Non saprei... tre... cinque.

— E se nel frattempo ci rovinasse sopra la persecuzione degli uomini?

— Allora avviseremo; chè necessità vince consiglio.

— Bene.

— Un'altra cosa, Omobono, ho da dirti; dammi la mano e senti se la tua Amina trema... hai tu pensato al modo di darci la morte?

— La è presto fatta; tu appunti una pistola alla mia tempia; io alla tua; spariamo; la soglia della vita è passata; ci troviamo nella eternità.

— No, no, no, proruppe Amina spaventata; a questo non consentirò mai io; il mio cranio in pezzi... il mio cervello in brindelli appiccicati al muro, come un avviso di vapore in partenza: gli occhi, schizzati fuori della fronte, giù penzoloni per le gote, i denti sparsi su la terra come granturco pei polli... io diventata oggetto di ribrezzo; forse di scherno... ma questo è terribile... ma questo, non pure crudele, è villano...