— Quando ritorno faremo i conti; intanto sai che ti ho da dire, Verdiana: che se tu non la smetti con queste scappate rivoluzionarie, io ti fo baciare il chiavistello di casa.
Come a Dio piacque, si posero in via, Elvira, Don Macrobio e Luigi Bigi il locandiere.
Il pretore già se n'era ito a dormire, se a dormire può dirsi, imperocchè se ne stesse supino colla moglie, a cui veniva esponendo con compiacenza le fortunate vicende del giuoco della serata; allo strepito che ad un tratto intese farsi all'uscio di casa sbalza su in camicia e va alla finestra, dove udita la voce del prete, che lo pregava ad aprire tosto per l'amore di Dio, tirò la corda. I bimbi del pretore, scalzi, in camicia, arruffati come istrici, si buttano giù dal letto strillando; la mamma, per farli star cheti, urla più di loro; la serva, pel medesimo fine, più di tutti: il cane, il gatto, si recano a debito di coscienza di non negare la propria voce al coro; insomma un finimondo, una vera musica dell'avvenire.
Alla meglio o alla peggio composto un tanto scompiglio, la Elvira ripete al pretore il racconto già fatto al curato e ne implora il soccorso. Il pretore, secondo il solito, era scannato intero, sbirro due terzi, ciuco mezzo, e forse un po' meno, tutta viltà per di sotto, per di sopra e da parte; povero uomo! da quaranta anni voltolava la sua vita rotonda di sommissione, come lo scarabeo la sua pallottola senza poterla portare un gradino più su. Penurioso di ogni bene di Dio, eccetto figliuoli, doni frequenti della feconda consorte. Udendo di cotanta donna, quale la Elvira pareva essere, e delle sue potenti aderenze, scorse di un tratto la importanza del negozio e gli parve che la fortuna gli porgesse una cima di cavo per tirare in terra la barca e ormeggiarla al sicuro. Si veste in un attimo, manda pel maresciallo di gendarmeria, gli bisbiglia i suoi ordini dentro l'orecchio; non dimenticò la brava rivoltella, e via. Anch'egli però erasi dimenticato di una cosa, della sciarpa, insegna della sua dignità; se la fece tirare giù dalla finestra. La sciarpa egli aveva scordata, la pistola no, e a ragione; la forza in questi, come in tutti gli altri casi, è quella che conta; il diritto viene dietro col pialluzzo a ragguagliare quanto la forza cincischiò coll'ascia.
*
Ed ora, voltata la ruota al timone, andiamo a vedere che sia accaduto dei nostri amanti. Ai moti convulsi, ai discorsi deliri, subentrarono quiete e silenzio penosi; si tenevano per mano e corrispondevano fra loro con sospiri repressi. Il sole sembra affrettarsi a purificare nella marina i suoi raggi insanguinati nel quotidiano pellegrinaggio per le dimore degli uomini. Omobono si leva, lo seguita Amina, entrambi si affacciano al balcone e scambievolmente si stringono a mezza vita; fissi nel sole, stanno a vederlo immergere poco a poco nel cumulo delle acque; quantunque tinti in rosso, cotesti raggi offendono la vista; che importa? In breve essi non avranno più bisogno degli occhi, nè di altro sentimento del corpo; ecco, su l'orlo estremo della marina resta un terzo appena del disco solare, un quarto, una linea, un sospiro, è prossimo ad esalare l'ultimo fiato; lo ha esalato.
— Ed ora anche per noi è tempo di andare a dormire, bisbigliò Omobono.
— Sì, rispose Amina; però innanzi io ti supplico compiacermi in un ultimo desiderio; tu vestiti i tuoi abiti migliori, io farò lo stesso, e poichè senza avvertirlo io chiusi nella valigia la ghirlanda dei fiori di arancio, me la poserò adesso sul capo. Celebriamo le nozze; pronuba la morte.
E come Amina desiderò fecero.
Alla luce moribonda del crepuscolo spartirono la morfina in sei boli; dovevano essere tre per uno, ma Omobono per sè ne prese quattro, perchè, come uomo e più forte, era naturale che gliene abbisognasse dose maggiore.