— E questa perquisizione per quando tu giudichi l'avrebbe a venire?

E l'altro, non parendo il fatto suo, rispose:

— Chi ha tempo non aspetti tempo: domani potrebbe essere tardi.

Egeo torna a dietro di rincorsa, va al banco, ne tira fuori quanti biglietti si trova a possedere; li riscontra; quelli del Boncompagni non aveva tocchi, erano dugento da mille; i proprio suoi sommavano a cento: esaminati con diligenza e postili a confronto gli pareva impossibile di aver preso quel granchio; ma sì, anche le civette impaniano; divise pertanto i fogli reprobi dagli eletti, li guardò, li riguardò, tornò a guardarli ancora; poi, soprammessa la gamba destra alla sinistra, e quella agguantatasi con le mani incrocicchiate sul ginocchio, dopo alcuni sospiri incominciò a dire:

— Di tanti valori, di tante azioni, obbligazioni di strade ferrate, di tanti biglietti che ti facevano corona, eccoti quasi solo, o Egeo. E almeno di tanto si chiamasse paga quella baldracca della fortuna! Ma no; ella non è contenta se tu con le proprie mani non trucidi questi Isacchi, questi figliuoli della tua tenerezza. Saturno dicono si mangiasse i figli per regnare, ma io non ho mai appetito regni e non appetisco, perchè anche nel mestiere di re comincia a entrarci troppo osso e la carne non vale il giunco. Medea ammazzò i figliuoli, e raccontano lo facesse per vendetta, ma per me non ebbi mai lite con Giasone, anzi con alcuno. Dicono altresì che il Padre Eterno s'incaponì di pagare col sangue del suo figliuolo un debito non suo alla sua giustizia; ma posto anche da parte che qui dentro io ci vedo chiaro come in un forno, io non ho debiti con le giustizie divina nè umana. E ripensandoci su, Egeo, o non potresti scansare in qualche fondo di cantina questi biglietti infedeli per ricondurli in tempi migliori a rivedere le stelle? No; da' spesa al tuo cervello, Egeo, e persuaditi che ti stanno intorno alla vita come i cani a quella di Scilla; sarebbero fantini di mangiarti anche le ossa: ormai è finita per te; fintanto si trattava girare attorno al codice criminale, io faceva buono; anche babbo buon'anima me lo lasciò detto morendo: «Egeo, basta mantenersi onesto fino alla porta della galera», ma adesso bisognerebbe sfondare tre o quattro articoli del prelodato codice criminale, e ciò non mi quadra; non già perchè mi dieno fastidio coteste litanie di articoli, che con una ditata io sono capace di sfondarne più che non fa di cerchi impannati il saltatore col capo, ma sì perchè io corro il rischio d'incontrarmi di là dal foglio muso a muso con qualche cane mastino di procuratore del re. Egeo, datti pace, bisogna che tu ti butti di buzzo buono con un sasso al collo nel canale dell'onestà; o, se ti garba meglio, impiccati per disperazione all'albero del galantuomo... Qui, declinato il capo sul petto, meditò; rilevandolo poi dopo alcuno spazio di tempo riprese: eppure non mi vuole abbandonare quell'altra baldracca della speranza, la quale mi va zufolando nell'orecchio che una volta o l'altra farà cessare la fortuna, sua sorella, dalle vendette: anche Anteo, per ripigliare le forze, ebbe a battere il pattone sopra la terra... no, il paragone non mi garba, chè la patta non gli valse, e all'ultimo gli toccò morire soffocato... piuttosto mi persuade quest'altro: Colombo con piccole caravelle scoperse un mondo; Laperouse ed altri persero sè e i vascelli senza levare un ragnatelo da un buco: coraggio! non è tramontato il mio astro!

Accatasta fascine e legna sottili nel caminetto, e risoluto arde su quelle i dugento biglietti bianchi; severo in sembiante, aspettò che le ceneri si spegnessero e poi si assise dirimpetto a loro; se in cotesto punto gli fosse comparso qualcheduno davanti per domandargli che cosa avrebbe dovuto rispondere al pretore Sestilio, non ci è dubbio che egli, senza singhiozzi, gli avrebbe detto a imitazione del fiero romano: «riferiscigli che hai veduto Egeo sedere su le ceneri di dugentomila lire di biglietti falsi della Banca Nazionale Sarda[60]

Spente per bene le ceneri, furono con diligenza raccolte da Egeo e gittate da lui nella latrina, posto dove nella moderna nostra civiltà danno fondo più spesso figliuoli illegittimi che biglietti falsi.

— Ed ora, abbottonandosi l'ultimo bottone del soprabito, disse: Egeo, andiamo a fare un'opera di carità — e con questo egli intendeva recarsi presso la Elvira, per avvertirla che caso mai si trovasse a possedere biglietti procedenti dalle banche degli Omoboni, nonno e nipote, non istesse a gingillarsi, li bruciasse addirittura, se pure non voleva trovarsi a guai. Se a questo atto lo spingesse tutta carità non credo, perchè gli amori di Egeo e della Elvira fossero stati di quelli che cominciano a graffi e terminano a morsi. Recatosi pertanto a casa Elvira, gli fu detto ch'ell'era uscita: trovarsi sola in casa la signora Amina, di salute mal ferma.

— Fa lo stesso, soggiunse Egeo, e se ne andò difilato nella camera di Amina, la quale rinvenne giacente su di un lettuccio pressochè al buio; domandatole come si sentisse, rispose:

— Male, Egeo, male.