Elvira (caso non raro nè strano) prese a delirare pel giandarme omicida, che acuto solletico le diede il sembiante terribile e il corpo atticciato, nè il giandarme trovò il tornaconto a rinnovare il caso di Giuseppe ebreo, lasciandole il suo tabarro in mano: durò breve il contubernio; al giandarme non piaceva andare in armento, però dirizzava l'ale in altre regioni, non senza avere fatto prima domine repulisti in casa dell'amica del cuore; l'Elvira, tutta sottosopra, ricorse alla pretura, ma o non la crederono o non le diedero retta: allora non le sovvenendo altro conforto, nè volendo, nè potendo forse ritrarre il piede dal tristo cammino, prese ad affogare più che mai i molesti pensieri nell'acquavite. Sovente la raccattarono per le strade in deplorevole stato, rotta il mento e la fronte, tutta sanguinosa o intirizzita dal freddo; portata all'ospedale per morta, si riebbe sempre; ma anche per lei una volta le furono buone mosse, che stramazzata briaca nel canto di una via, le si rovesciarono addosso le braci del caldano che portava, onde arsero le vesti e le carni di lei; la mattina la rinvennero cenere: — uscita di grembo alla natura terra innocente, ci tornò terra scellerata; ma scellerata o no, ella è tutt'una; anzi essendo il vizio crapulone, chi sa che la sua terra non contenesse elementi più idonei al laboratorio della natura, che la terra costretta alla compagnia della sobria virtù. — Parrebbe che a scavare tutte queste cose l'uomo ci avesse ad essere condotto come un condannato alle miniere, ma no; egli si arrangola per sapere e far sapere ch'è una bestia, e va su i mazzi a pensare che la sua figlia leverà gli occhi al firmamento per richiamare la memoria di lui morto, invece di cercarne la traccia fra i lumbrichi del terreno guasto. E' sono gusti!
I parenti dell'Elvira provarono per la morte di lei maravigliosa contentezza, però non la palesarono, paurosi di rimuginare la cloaca; in segreto ne fecero baldoria; dove e come morisse lo seppero pochi: tuttavia rimane in certo mondo memoria di lei come della più bella e più abietta creatura che sia comparsa fra noi a dare l'ultimo sfregio su la faccia della nobilea italiana.
Omobono, uscito di prigione con fronte più invetriata delle maioliche di Luca della Robbia, ricomparve in Borsa, abbordando disinvolto or questo, or quello dei suoi conoscenti. Guai al banchiere caduto! Il sodalizio loro è compagnia di lupi, uniti per divorare: quando taluno resta ferito, gli altri gli saltano addosso per divorarlo; nè certo ci è da fare le maraviglie, che finisca in odio un amore che nei giorni più lieti si nudriva con dolci messaggi di protesti, conti di ritorno e precetti a pagamento. Non giovava pertanto scansarlo, nè voltargli le spalle; per guardature bieche non si sgomentava costui; con disgustosa famigliarità poneva a tutti le mani addosso, lasciando il segno nero anche su la veste nera; non gli riescendo co' vecchi archetti a pigliare più uccelli, prese ad arcare; dapprima chiedeva cento per avere dieci, ma si ridusse presto a domandare dieci per ottenere uno: e ciò nonostante questo rigagnolo in breve si seccò; allora fu visto di via in via rovistare, a mo' che i cani fanno per le spazzature, in traccia della sua figliuola; cerca, fruga con pervicace insistenza, alla fine la rinvenne; orribile a vedersi, le comparve davanti: sozzo nelle vesti e nel corpo, artigli le mani, il volto non più umano, le scarpe a ciabatta, sdrucite sul tomaio, sicchè seminava, come si suol dire, le dita; la palandrana per lungo uso lustra, sforacchiata, in brindelli, quasi bandiera che si fosse trovata a molte battaglie contro la miseria; il cappello ad ogni sussulto levava in alto il cucuzzolo... pareva la scatola del frate cercatore quando entra in casa al contadino, e la sporge col saluto: sia lodato Gesù Cristo, lusinga al nasso e lusinga alla religione della massaia; ma se era orribile a vedersi, troppo più era ad udirsi. Egli ghignando si congratulò con Isabella, che la sua fortuna le concedesse il lusso di beneficare la giovane cieca; cosa di ottimo augurio, dandogli sicurezza ch'ella potesse adempire il dovere di compensare il padre che si era quasimente spropriato per lei, e che il suo figliuolo aveva assassinato: alle corte, pensasse a mantenerlo, e bene, altrimenti avrebbe ricorso ai tribunali per farla condannare a passargli la prestazione alimentaria. La povera donna con mani e con cenni lo supplicava a tacere, onde le sue parole non contristassero il cuore della infelice giovane; ma costui ringhiava più stizzoso che mai.
— Che importa a me di colei? Veniamo al gloria patri... vai d'accordo a somministrarmi gli alimenti?
— Padre, vi darò quello che posso.
— Parole equivoche... frasi ministeriali: tu hai a pigliare per misura non la tua potenza, bensì il mio bisogno; d'altronde volere è potere; l'ha detto anche il Lessona.
— Sentite, padre mio, venite, noi stenteremo purchè stiate bene voi.
— No davvero; io non intendo di starmene in compagnia; le oche vanno in armento, le aquile volano sole... hai capito... vogliono essere quattrini... piglierò anche carta; però meglio sarebbero contanti.
— Non urlate, per carità; non mi fate scorgere nel casamento... oh! che vergogna! che vergogna! Eccovi tutto quello che possiedo — e Isabella rovesciò le tasche sul tavolino.
— E che sono eglino cotesti soldi? Non mi bastano pel tabacco — pure si mise a contarli — trenta... trentuno, trentadue, trentatrè... quanti gli anni di Cristo; — dopo averli intascati soggiunse: — Vo' vedere se ne hai altri, e fattesi dare le chiavi, frugò armadi e cassettoni, ma non rinvenne altro: allora, infellonito di trovarli vuoti, si volse alla figliuola e le domandò: