— Signora Amina, mi duole averle a dire che vostra signoria è minacciata di lue sifilitica della peggiore qualità; prima di tutto si separi di letto dal suo signor marito, ed anche di camera; in quanto a me, mi studierò medicarla con i rimedi indicati dall'arte salutare, e spero riuscire a guarirla; solo la prego ad essere obbediente alle mie prescrizioni.

In questa guisa il giorno che vide stringere il nodo delle due belle anime fu testimone altresì della separazione dei corpi.

Terribile fu il processo della malattia, che per me giudico avvelenamento; e non mica portata fra noi da remote contrade per la trafila degli spagnuoli, o dei francesi, ma sì messa nel mondo con le sue benedette mani da Dio; sicchè fra le altre delizie il genere umano dovrebbe essergli obbligato anco di questa.[63]

Nella sciagurata la infermità consumò implacabile i suoi tre stadi; se talora davanti alla potenza dei medicamenti parve arrestarsi, e' fu come poca acqua in fiamma, la quale invece di spegnerla la divampa. Apersero la marcia le ulceri, a cui tosto si aggiunsero ascessi infiammatori e virulenti, scrofole e dolori nelle ossa in prossimità delle articolazioni; ma supremo affanno le arrecava lo spasimo nei capelli, che presero a cascarle in tanta copia da trovarne quotidianamente sparso il guanciale e piena la cuffia. Durante la notte pativa strazi d'inferno, ora guaiva come colta dalle doglie del parto, ed ora strideva come se le trafiggessero il cuore; le stava nella fronte inchiodata la cefalea notturna, e sempre dinanzi agli occhi, sia che li tenesse aperti o chiusi, le pupille appannate e contratte del morto Omobono... sempre... ahimè! sempre; e siccome ella fantasticando, si dava ad intendere che tra coteste pupille e la sua visione intercedesse qualche spazio, poneva nel mezzo la mano per nasconderle; vani conati! che coteste pupille appannate e contratte, non fuori, ma dentro la fronte gliele aveva dipinte il rimorso.

Impensierito dei progressi del male, il medico curante, sentendosi venir meno il coraggio, persuase consulti, e si aggiunse alla cura medici che andavano per la maggiore: allora sì che ricomparve il caos nella magnificenza della confusione: chi prescrisse bagni sulfurei e chi iodici; altri, Dio ne liberi da bagni: frizioni mercuriali soltanto. Da un lato dieta rigorosa, dall'altro ha da mangiare bocconi ghiotti, e vino del buono, e lo ha detto il Faloppio.[64] Il confessore, che si trovava presente al consulto, non potè trattenersi da esclamare: — anch'io faccio così, e me ne trovo benone.

Uno dei medici, con aria ingenua, soggiunse:

— Come! Anche lei si cura la lue in cotesto modo, reverendo?

— Che lue? Io mi curo in cotesta maniera lo stomaco, la lue lascio intera a lei, eccellentissimo.

Proseguendo i medici a contradirsi, taluno suggeriva tagliassero i capelli alla inferma e col sapone glieli lavassero, tale altro non si toccassero; solo con molta cura si nettassero; chi li voleva coperti; chi scoperti: con quattro voti contro tre rimase vinto il partito della fumigazione. Posero la malcapitata a sedere sopra una sedia, e sotto questa collocarono un lume alimentato a spirito di vino, il quale infocava una lastra di porcellana messa orizzontalmente sul lume, e quivi spargevano ad ardere fino a due grammi di cinabro: coprivano inferma e sedia per via di cappa d'incerato disposta così, che non lasciasse adito a svaporazione; a quel martirio la facevano durare quindici minuti o venti; però cessarono di corto, imperciocchè ogni volta che tentavano lo esperimento ce la cavassero più morta che viva.

Nè i medici soli si erano moltiplicati intorno al letto della inferma, bensì preti, frati e di ogni generazione beghine; i primi non sapevano di altri rimedi che non fossero messe, tridui, novene, e così via; le altre, pur confessando la virtù di tutte queste cose, a cui aggiungevano quella dei rosari alla beata Vergine della Cintola, consigliavano, ammannivano e di celato ministravano all'Amina brodi di serpi e vino dove avevano annegato rospi... ella poi beveva disperatamente ogni cosa, tanto agita i petti mortali la rabbia della vita!