— S'egli si fosse trovato alla passione di Gesù Cristo, poteva darsi il caso ch'egli ci presentasse la parte del buon ladrone.
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E per rendere a tutti la dovuta giustizia, il curato non bruciò il pagliaccio a quelle anime poverine, imperciocchè se si mostrava scarso con esse a uffizi e a esposizioni, di messe ne spedì loro a bizzeffe, tutte asciutte e ben condizionate, uscite dalla sua fabbrica, e per maggiore precauzione celebrate tutte da lui.
Ancora eresse un monumento a Egeo, di marmo di Carrara, però ravaccione; e, come stato un dì professore di rettorica, di sua mano (doveva dir testa, ma io so ch'ella non ci ebbe che fare) gli compose l'epitaffio in latino: stette un pezzo fra due se ci avesse a incastrare l'integer vitæ, scelerisque purus di Orazio, ovvero l'insignis pietatis vir di Virgilio; alfine vinse Virgilio, ed Egeo di Gorgonzola resta raccomandato ai posteri per le medesime qualità che, secondo quello ci racconta Virgilio, ornarono Enea Troiano.
FINE DEL TERZO VOLUME.
NOTE:
[1.] Contrectatio apud Jurisconsultos significat alienam rem manu apprehendere, et amovere furandi causa. Paulus. Diges., l. 42, t. 2, leg. 3 ad finem, et lib. 25, t. 2, l. 3.
[2.] Il ministro a cui alludo fu Vincenzo Ricci, patrizio genovese, che io rammenterò sempre con animo reverente e benevolo, comecchè pendesse al bigotto: fu uomo di molteplice dottrina, magistrato, letterato e politico: in molte cose gli fu maestro il celebre barone di Zac, e certo egli non poteva desiderare di meglio. La patria, la quale alzò a dozzine statue al Cavour, onde lo dico statuario, e da lui nominò a ventine le strade pubbliche, onde lo intitolo stradaiolo, non pose al marchese Vincenzo Ricci pietra nè parola; ma io ho ferma fede che un giorno il popolo italiano, aprendo gli occhi, conoscerà il Cavour essere stato non fattore, bensì tosatore della unità italiana, seminatore dell'atroce corruzione che ci affoga e ciurmatore capitale delle nostre finanze, e convertirà le sue statue nell'uso che i greci fecero delle trecento statue erette a Demetrio Falereo, voglio dire in mortai, dove le buone donne pestano il prezzemolo e l'aglio.
[3.] Per me, mi sono dichiarato sempre nemico mortale dei titoli. Demolii il chiarissimo, perchè trovai che i sensali lo applicavano, e bene, all'olio di Lucca: onde a me parve cosa non degna che i dotti venissero a gara di titoli coll'olio di Lucca. Adesso sbraciano con la pala a tutto pasto il titolo di illustre. Lascialo stare, perchè, secondo la testimonianza di Servio, ad Aen. b. v. 758, i romani solevano attribuirlo alle meretrici e ai senatori, desumendolo da lustrum, parola che significa giusto lupanar, o vogliamo dire bordello.
[4.] Ann. 11, § 27.