Chi è colui che sorge come vapore da paese guasto a spandere dintorno la desolazione e la morte? Egli ha nome Probo Seigatti. La natura, dicono, stava per fabbricare una nuova specie di avoltoio monaco, e già lo aveva quasi condotto a fine, quando, sul punto di agguantare un'anima di bestia qualunque e ficcargliela in corpo, sbagliò barattolo, e prese un'anima umana. Così nacque costui; ma egli, sentendosi a cotesto modo non finito, per completarsi tolse in prestito un altro paio di artigli, e se ne fece due mani; poi negò restituirli, opponendo la prescrizione all'uccello di rapina, che gli aveva dati in accatto. Nella prima gioventù il suo istinto di avoltoio lo condusse a ghermire quanto gli si parava davanti; mise gli artigli dentro la filosofia ed anche dentro la poesia, diede di becco nelle lingue, si avventò alla gloria, e stette a un pelo di cavarle gli occhi: ma, accortosi di breve come ben potesse sgraffiare tutte le cose buone ed oneste, non però staccare da loro il minimo brandello per proprio uso, prese a maledirle, e per giunta a struggersi d'invidia contro tutti quelli che, attendendo religiosamente allo studio delle discipline umane, ne riuscirono felici cultori. Allora la invidia, siccome costuma, piantò sopra la faccia di lui la sua bandiera colore di bile, ci risucchiò il sangue, nè si rimase finchè non l'ebbe convertita in insegna di morte. Se mai avveniva ch'egli stringesse la mano a qualche creatura, ecco tale c'insinuava un diaccio di tarantola, che per qualche minuto ci sospendeva la circolazione del sangue; se toccava fiori si seccavano; fiatoso aveva l'alito; l'anima due volte più: pesi come il piombo cascavano i suoi occhi colore di piombo sopra la gente; se accadeva che i fanciulli venissero a fissarli, fuggivano a rimpiattarsi dietro le gonnelle delle mamme: così i pulcini presentendo la cornacchia si rannicchiano sotto l'ale della chioccia. Probo viveva giorni fastidiosi, a sè grave, in abominio altrui, quando Abramo, medico e sensale ebreo, considerandolo un dì male disposto della persona, lo volle visitare sottilmente, ma non ebbe mestieri specularlo a lungo, che, appena tocco il polso, esclamò quasi rapito in estasi:
— Dio di Abramo! Esulta, o popolo d'Isdraele; il tuo soccorso è nato: ecco il promesso Messia: poi lo baciò in fronte, e proseguì: ah! tu non sai qual tesoro tu racchiudi in te? Me fortunato, che venni eletto a rivelarti la tua missione sopra la terra! Da' retta.... e ascolta nell'alto una voce che grida: tu sei il figliuolo della mia predilezione.....
— Ma insomma, interruppe Probo impazientito, o Abramo, tu mi hai preso a godere.... ch'è questo che tu trovi in me?
— Trovo, rispose solennemente l'ebreo, che il polso ti batte con le pulsazioni dell'ottanta per cento.... sangue purissimo dell'usura.... nelle vene del Rothschild non circola migliore; e qui fece per inginocchiarsi dinanzi a lui.
Allora Probo Seigatti ebbe una visione: come dentro al raggio di sole che penetri per un foro nella camera oscura vediamo mulinare miriadi di atomi luminosi, così a lui fu rivelata la moltitudine infinita degli scrocchi, dei barocchi, dei retrangoli e dei lecchifermi; gli si schierarono davanti le specie innumere dei babbi morti, dei carrozzini, degli stellionati, dei finti telegrammi, delle false novelle, dei supposti corrieri; vide le coperte insidie, le segrete trappole, le suste, le carrucole, le corde, onde la rendita pubblica ed ogni valore si alzano e si abbassano: gli fu aperto il segreto di impietrire il sangue del popolo e darlo ad intendere diaspro; di congelare le lacrime e farle passare per perle, di colare i gridi di disperazione traverso il vaglio di giornalisti traditori, e giurarli applausi entusiastici, anzi frenetici. Al fine della visione una lingua di fuoco gli cascò sul capo, e quivi cominciò a bruciare alimentandosi con tutto quanto avanzava nel cuore di Probo di palpito umano, e nel suo cervello di pensieri gentili. Quello che costui escogitò e mise in opera per procacciarsi moneta l'animo rifugge raccontare; da questo uno argomenta gli altri: si fe' mezzano per provvedere danaro alle faine d'Italia, affinchè, pagando il soldo ai nibbi stranieri, prolungassero il martirio di questa nostra povera patria.
Costui pertanto incominciò dal discorrere in succinto dei vantaggi che doveva partorire la nuova legge, confermando pienamente quanto avevano accennato gli oratori precedenti, poi sollevandosi a sfere più sublimi mise i deputati dentro alle future cose. — L'Asia, egli disse, voi lo vedete, sta in procinto di riversarsi sopra l'Europa per novelle vie, o piuttosto per le vie del vecchio mondo, rinnovate adesso; il Mediterraneo ritorna la fiera delle produzioni di tre parti del globo; molto, fin qui, averci sovvenuto la provvidenza di Dio, presidio immortale dell'alma madre Italia; ma avvertiamo, signori, non ne abusiamo, che a lungo andare sta la sentenza: Chi si aiuta, Dio aiuta; ei si corruccia con gli accidiosi: ed anche quelli che ogni loro fiducia ripongono nella fortuna sogliono dire: ch'ella non si ferma a bussare le porte chiuse; se non le trova aperte tira di lungo pel suo cammino. La nuova ferrovia mi sembra destinata a servire di spina dorsale all'Italia, le molteplici ramificazioni che si partiranno da lei la muniranno di costole; il portentoso porto di Brindisi restituito alla pristina magnificenza; le Alpi Cozie forate, dopo le Marittime, e le Retiche, e le Giulie, e le Carniche, mentre leveranno la nostra contrada ad inaudita prosperità, faranno fede al mondo del genio italico, il quale, se per inclemenza di fato, durante molti anni, non parve fuora, ei si rimase sotto terra come il grano nei giorni iemali, vo' dire per cestirvi e trionfare in primavera. Ed anco bisogna riflettere a quest'altro: l'America per lo passato fu uno dei gusci della bilancia dell'universo, ora però, estendendo l'azzurro della sua bandiera a nuove stelle, è chiaro che di guscio aspira a diventarne l'ago, però a noi altresì corre l'obbligo di levarci in alto per produrre lontano il nostro sguardo nei tempi. Signori, ponete mente; sentite voi lo strepito pari a quello di venti cascate di Niagara che precipitino dentro uno abisso di tenebre? Lo udite? Ebbene, sapete voi da che cosa nasce? Dal brontolìo delle moltitudini che ripetono: la natura ci donò la terra come il sole: il sole tuttavia possediamo, perchè veruno ce l'ha potuto togliere; la terra no; ce l'hanno rapita; ripigliamola. Signori, diamo opera indefessa a studiare il come per noi si possano chiamare le moltitudini a parte del retaggio costituito dal Creatore alle sue creature, mercè la scienza ed il lavoro. Certo, le moltitudini strascinano la ignoranza come una palla di ferro ribadita al piede del condannato, ma ricordate che i pugnali di Spartaco e degli altri servi ribelli furono fatti col ferro delle loro catene; ora poi le moltitudini hanno interesse più di noi perchè il civile consorzio non vada a soqquadro; per noi il tumulto significa mezzo pane; pel popolo, fame intera; dunque mettiamogli in mano la scienza come una lucerna, affinchè s'illumini il sentiero e miri dov'abbia a posare il piede, per procedere con sicurezza non meno che con utilità. Lodando dunque con pienezza di cuore l'alto concetto di questa magnifica arteria di vita italiana, ed affrettandone il compimento con tutti i miei voti, siami, o signori, concesso separarmi dal governo intorno alla convenienza di costruirla piuttosto co' danari stranieri che co' nostrani. Io, che soglio aprire ingenuo e schietto quanto sento nell'animo, non mi sembra come ciò possa fornire nè anco materia di dubbio; perchè ecco in qual modo ragiono: noi prevediamo che questa impresa produrrà danno, ovvero utile agl'interessati; nel primo caso non sarebbe onesto, e lasciamo l'onesto a casa sua; non sarebbe di utilità alcuna precipitare in impresa ruinosa i capitali così nostrani come forestieri; — i forestieri, a modo che un dì ci chiamarono terra dei morti, oggi ci saluterebbero col nome di terra dei naufragi. Ma io pongo che abbia a giovare; e allora con qual consiglio, con qual giudizio faremo sì che, esclusi i cittadini, abbiano ad avvantaggiarsene gli avveniticci soltanto? Ognuno ripari all'ombra del suo fico e della sua vite. A questo arrogi: noi figli d'Italia, che tante fatiche durammo, tanti pericoli corremmo, tanti sacrifizi patimmo per rivendicare la patria dalla oppressione dispotica degli stranieri, soffriremo con animo quieto vedercela mancipia della tirannide economica dei medesimi? (Movimento prolungato su tutti i banchi e nelle tribune).
Intanto Probo stendeva e ritirava gli artigli, dai quali si vedevano pendere brindelli di pelle scorticata.
— Per verità, proseguiva costui, non può negarsi che taluno di questi ospiti morisse mentre stava dintorno a rosicchiare l'Italia; e certo gli eredi suoi non si fecero vivi per riscattarne le ossa, ma scesero giù di rincorsa a raccoglierne la eredità, se prima di morire i parenti non l'avevano fatta ricapitare a casa. Come! versammo fiumi di sangue per isfrattare di casa nostra inquilini molesti, ed ora non sapremo stemperare un po' di calce per imbiancarcela? E nel presagio di vicini irrequieti, nemici naturalmente di pace, di cui parte intende a ricuperare una signoria, ed altri ad acquistarne una nuova, consentiremo noi che un nugolo di essi venga a studiare palmo a palmo le nostre pianure, i nostri monti e le nostre valli? Per me credo che se noi altri permettessimo questo, ci avremmo a proibire la via San Gallo, dove occorrono la stamperia del giornale la Nazione e lo Spedale dei Matti, perchè temerei che il dottore Bianchi mi agguantasse pel petto in vicinanza di Bonifazio, dicendomi: «Passi qui dentro per farsi raccattare due maglie al suo cervello.» Ma ora sento obiettarmi: quanto ella dice è oro rotto; ma in Italia ecci volere? A questa domanda io mi sento tutto rimescolare dentro, e rispondo: e come siffatto dubbio può uscire da labbri italiani? In qual modo l'Italia vinse la barbarie dei secoli? Col volere. Come la lunga, varia e greve dominazione straniera? Col volere. Come ricostruire la perduta unità? Col volere. Quando Umberto dalle bianche mani, affacciatosi alle Alpi, stese il suo sguardo per quanto è lunga la Italia, sclamò: tutta mia! tutta mia![14] E fu questo magnanimo volere, che trasfondendosi di secolo in secolo nei suoi non manco magnanimi nipoti, di concetto prese forma di realtà; ed in breve, così giova sperare, noi lo vedremo compìto. L'astro di Casa Savoia non può fallire...
Applausi dalla destra, dai due ventrigli ed anche dalla sinistra.
— Certo, in qualche contingenza, non saremo noi che lo impugneremo, anzi più degli altri ci sentiamo disposti ad affermarlo in buona fede, ci sovvenne la Francia, in qualche cos'altro la Prussia; forse... a squattrinarla ben bene, con le debite riserve e proteste, le agitazioni popolari, l'opera di taluno agitatore, di taluno letterato, di taluno filosofo... tarabaralla... un po' di aiuto somministrarono pure essi, ma tutto ciò sarebbe stato uno aguzzarsi il cavicchio sul ginocchio, se non ci fosse stata una forza sapiente, la quale riunisse tutte queste verghe in un fascio solo, stringendole insieme con legami di affetto di gloria e di prosperità, e sè ponendo in mezzo come una scure per difesa... insomma, chi fece il fascio romano della unità italica? Gli è chiaro come l'acqua: fu la monarchia sabauda; ed io vorrei guardare in faccia chi si attentasse negarmelo qui.....