Il Ramassi, lo stesso Ramassi, che pure si reputa estratto essenziale della più abietta servitù che abbia germogliato al mondo, non potè stare alle mosse, e saltò su con otto o dieci destri, i quali tutti uniti insieme si misero ad urlare:

— La monarchia, sì, ma sovvenuta e protetta da noi.

I ventrigli destro e sinistro si mareggiano come una mazza di gelatina e mormorano:

— E noi? E noi?

I sinistri sbuffano come leoni e mugliano:

— E senza noi dove sareste voi?

Di qui uno schiamazzo, un frastuono, un rovinio da mandare sottosopra sala, banchi, deputati e ogni cosa; le guardie nazionali posero le baionette in resta; i ministri consultarono il ministro della guerra se fosse caso di ritirata; le signore ammannirono i sali, i cavalli stessi dipinti sopra le pareti pareva che, aombrati, stessero per iscappare; il presidente, venutogli meno ogni partito, si mise Nettuno in capo, vo' dire il cappello, e la tempesta parlamentaria quasi per incanto tacque.

Probo si accorse avere commesso una papera; il soverchio aveva rotto il coperchio, però non gli parve di avere a gingillare, onde, agitando un fascio di carte, di subito con voce stridente riprese a dire:

— A cotesta gente di poca fede ecco come si risponde: voi non conoscete quali e quanti tesori rinchiuda in sè l'alma terra che ci è patria.... in verità io vi dico ch'eglino non ponno venire superati, eccettochè dai tesori che si accolgono nel seno dei suoi generosi figliuoli (e qui si accennava alla parte dove il cuore ha la gente, avvertendo a non batterci sodo, per paura che dal suono non si accorgessero ch'egli era vuoto). Signori, io, subito dopo le parole bugiarde, odio le vane; le arti oratorie non appresi mai, e non le curo; fatti voglionci; di cose abbisogna la patria nostra; lingua corta mano lunga. Ebbene, io, pieno di fede come Moisè, ho percosso la rupe, e tale ne ha prorotto un trabocco di acque, che io mi sono trovato a mal partito per moderarne la copia. Ecco qui, io non dirò il morto è su la bara, bensì il vivo sta a cavallo: queste sono sottoscrizioni di cittadini italiani, i quali si obbligano ad accollarsi tante azioni per l'ammontare del costo della ferrovia, e più; queste altre sono fedi di deposito delle somme richieste per fornire la guarentia della puntuale esecuzione della impresa, presso i primi banchieri d'Italia; le quali, dove taluno non reputasse bastevoli, io, a nome dei miei rappresentati, dichiaro raddoppiare.

Parecchie voci rabbiose ecco si fanno sentire, chiedendo che si leggessero i nomi dei sottoscrittori. Misericordia! Pareva una seconda edizione dell'Esodo; ebrei tutti: fra l'antico e il nuovo Esodo la differenza questa, che nel primo fu Moisè il conduttore d'Isdraele allo acquisto della terra, nel secondo era Probo il condottiero del popolo ebreo alla conquista della ferrovia. Ma ebrea o no, la moneta è contata; e il busillis adesso sta nello esaminare, non già se sia circoncisa, bensì se tosata. A me non riuscirebbe descrivere la confusione e il turbinìo delle diverse passioni dei deputati, quando Probo, orgoglioso, drappellando le carte, andò a depositarle sul banco della presidenza, come l'alfiere pianta la bandiera sopra lo spaldo della rocca nemica. Nè qui si ferma costui, chè, tornato al suo stallo, muta di un tratto sembianza, e con gesto e voce umili adesso chiede scusa di abusare della pazienza della Camera; non poterne fare a meno; colpa dello argomento, non sua; rimanergli a dire il più e il meglio, ma questo poter fare in brevissime parole. Ciò detto, ecco leva la faccia minatoria e il braccio destro; la mano stringe in atto del fiocinatore, che ritto su la prua del palischermo agita il rampone per avventarlo nel fianco alla balena; ei l'ha vibrato, il mostro marino fulmina via pei mari, minacciando sprofondare nella corsa imperversante uomini, barche e nave; però invano, chè il ferro gli s'incaverna nelle viscere, sicchè mano a mano perdendo balìa, è mestieri che si lasci rimorchiare a terra.