epperò mi passo fino ad accennarvi quali e quanti contrasti io abbia dovuto superare, quante opposizioni vincere; ma poichè adesso, per sommo della fortuna benefizio, mi sono condotto in porto anche io, mi trovo disposto a perdonarle ben mille offese.

Chè almeno qui da sè stessa discorda.

Ed ora concedetemi, signori, che pigli commiato da voi, soddisfatto di avere compito il mio dovere: dubitare che voi non adempiate il vostro è ingiuria che non può cadere in mente in chi tanto come io vi onora e vi stima.

E si assise. I deputati, ronzando simili alle api, gli fecero grappolo d'intorno; chi lo baciava in volto una volta; il Ramassi non si tenne pago se prima non gli ebbe baciato ambedue le guance, e gli volle mettere le mani su le spalle come fanno i cani barboni quando accarezzano i loro padroni; per ultimo gli diè con bel vezzo un colpetto traverso la pancia. Come! Il Ramassi, che non aveva anche digerito l'ultimo pranzo di Egeo? Proprio lui. Elitropio della ghiottoneria, dalle mense tramontanti si voltava alle levanti. Che colpa è in lui se la calamita ha mutato polo? Egli scusavasi con la sentenza antica: Deus fecit nos, non ipsi nos.[15]

Probo se ne stava umile in tanta gloria; aveva l'aria di un condannato di Sibari, dove per ultimo supplizio costumavano annegarlo sotto un cumulo di fiori: dopo Marat, passeggiato in trionfo per Parigi su di una seggiola, verun personaggio al mondo raccolse più di Probo grossi fasci delle amate fronde,

Onor d'imperatori e di poeti.

Non Mario, non Cesare, non Alessandro, non Garibaldi a Marsala, non Lamarmora a Custoza, e quasi, sto per dire, nè anco Persano a Lissa; dicono che egli stesso ne fu spaventato, temendo che l'ardore della apoteosi lo portasse troppo presto in paradiso...

Hai tu mai visto nel bel mese di maggio la passera delle Canarie in gabbia? Ella scende senza posa e salisce per tutte le cannuccie messe traverso alla gabbia, e scodinzola, e saltabella, e il capo volge a destra e a sinistra cantando a distesa; tu fa' conto che questa passera coll'Anussi non ci è per nulla; tu lo miravi svolazzante per tutti i banchi dei deputati onde tenerli fermi, o per condurli al piolo; faceva davanti a loro la fiorata di promesse come i buoni cristiani la fanno di rosolacci, di ginestre e di pisciacani dinanzi ai preti, nella processione del Corpus Domini. E il povero ministro? Metteva proprio compassione, stava lì mogio mogio, in sembianza di cavallo accaprettato a cui il maniscalco dia il fuoco alle zampe per guarirlo dalle galle; pure, come colui ch'era formicolone di sorbo, mostrando lieto viso alla rea fortuna, con bel garbo disse:

— In conferma di quanto egli aveva avuto l'onore di esporre sul principio di questa seduta, dichiarava essere arcicontento che il suo schema di legge ne avesse provocato un altro, che pareva avesse a presentare maggiore utilità al paese; acconsentire volentieroso alla nomina di una Commissione, che pregava la Camera a volere ella medesima eleggere: persuasissimo che Camera e Commissione studierebbero e delibererebbero a norma della scienza, coscienza, prudenza e previdenza di cui avevano somministrato tante e poi tante prove all'Italia, all'Europa e al mondo.

Applausi pochi, tirati con le tanaglie.