Di fatti, dopo due sere Fabrizio rivolò a tiro di ale al dolce nido, dove si trattò senz'altre lungaggini di nozze. Cari miei, con fanciulle sparvierate, e babbi lesti, l'Amore, voglia o non voglia, è mestieri che entrato subito in barca agguanti il timone, e sciolte le vele al vento drizzi la prua alle rive del Sacramento, che non è quello di California, bensì del santissimo matrimonio.

Io non dirò, chè forse non direi il vero, che tra Fabrizio e il Vinneri la cosa andasse tra galeotto e marinaro, certo è però che entrambi fecero il conto senza l'oste; imperciocchè il socero, avendo tastato il futuro genero sul modo di rizzare su casa, questi gli spiattellò trovarsi corto a quattrini, non volere toglierne in presto dal fratello, e non potere acconsentire che per lui i genitori menomassero la sostanza domestica: avrebbe sopperito co' quattrini della dote. Eccoci al Rubicone. La Bianca lì presente sentì darsi un tuffo al sangue; il presidente cominciò con un: Caro mio — nel suono della più dolce melodia, che mai posero natura od arte sopra labbri mortali; — proseguì, stringendo le mani del genero nelle sue mani di socero, quasi in due manette candite; — chiamò con tutte le potenze dell'anima due lacrime su gli occhi, ma queste fecero orecchi di mercante e non ci vollero andare, — e dopo siffatti esordi gli sparò lì a brucia pelo che la dote della Bianca, di natura eterea, siccome lei, erasi svaporata nell'universo.

Durante cotesto colloquio parve a Bianca essere stata confitta a domicilio coatto in cima all'Ecla, che è un vulcano in Islanda sopra un monte coperto di neve sempiterna, perchè con vicenda assidua ella trapassava dal ribrezzo alle caldane; nè anco San Lorenzo si sentì rosolito dai carboni ardenti come Fabrizio dagli sguardi della cara fanciulla innamorata, finchè ei si tacque. Ora dunque qualsivoglia fanciulla, vaga di nozze, copiosa di affetti e corta a quattrini, immagini l'abisso, l'oceano, la immensità delle contentezze nelle quali sprofondava il cuore della Bianca quando Fabrizio, dopo stato alquanto su di sè, rispose risoluto:

— Non importa, provvederò in altra maniera; con la dote o senza, la mia Bianca mi sarà cara del pari.

Più avvisato della figliuola, il padre, ora che seppe il genero quasi vergente alla inopia, mentre fin lì lo aveva incalzato a mezzo ferro per farlo restare su la botta, eccolo schermirsi con le parate e dire: che alle cose, le quali si fanno una volta sola, bisogna pensarci due. Pareva lo facesse per amore, ma non ci pensava nè manco per ombra; egli voleva chiarirsi prima come Fabrizio avrebbe rizzato su casa, e come mantenuta; non voleva mica trovarsi ad avere giuocato di noccioli; maritando la figlia desiderava ricuperare la libertà perduta durante il periodo del tempo matrimoniale, però poneva per condizione sine qua non delle nozze moglie e casa; secondariamente suo scopo finale risparmiare i danari pel mantenimento della figlia, per goderseli a carte o a tavola; che se un giorno gli si fosse rovesciata con marito e figliuoli a casa... misericordia! Ci si sarebbe appuntato il cavicchio sul ginocchio. Io non so, nè mi curo saperlo, come Fabrizio ne uscisse; fatto sta ch'egli fornì di arredi assai sufficienti la casa e lo studio, dove mise libri in abbondanza, perchè gli avvocati senza libri somigliano agli speziali senza barattoli.

Il presidente, nel contemplare tutte queste cose agli occhi suoi dilette, andava in fregola dalla contentezza, e si stropicciava soddisfatto le mani, appunto come il Cavour in procinto di applicare un nuovo balzello al buon popolo italiano: ma accadendo dei desiderii nella guisa che avviene con le ciliege, il presidente pensò che bella cosa era stata maritare la figliuola senza dote, divina sarebbe potere cavare costrutto dal genero, onde certo giorno chiamatolo a parte così gli favellò:

— Da' retta, Fabrizio, tu da quel bravo giovane che sei hai lavorato a mettere su lucerna, a empirla di olio e ad attaccarla al palco, adesso però bisogna pensare ad accenderla; domani fa' di essere verso mezzo giorno al tuo studio; verrà a trovarti un signorone, cui un mio amico mi prega provvedere di valoroso avvocato, non so per quale causa; mi scrive ch'è negozio grosso e grasso da starci su ritto il forchettone. Gua'; io non ci metto su nè sal nè olio; ingegnati; aiutati che Dio ti aiuta; non istare a cercare il nodo nel giunco; questo posso dirti e ti dico, che se la furfanteria può menare talora alla galera, la fisicosa puntualità conduce sempre all'ospedale.

Così il socero dabbene al genero futuro; però immaginate lo sconcerto di quello, quando la sera dopo al suo ansioso interrogativo: — Ebbene, a che ne siamo?

Sentì rispondersi:

— A meno che a niente; non v'è da cavarne costrutto.