Avverto che ho scritto Titani così per dire, imperciocchè i cospiratori volgari più che ad altro si rassomigliano ai formicolai, dai quali, ove tu li scompigli con la punta del piede, vedrai uscire frotte di formiche spaventate; però come le formiche presto si rassembrano, e rimessi dalla paura minacciano; quando si accorgono che veruno li bada, allora profetano; persuasi poi che la stirpe dei profeti finì con Malachia, salgono in bigoncia del diario settimanale (respiro corto della democrazia) e quindi maledicono come il papa maledice; chi butta loro un tozzo e chi una sassata; per ultimo sgonfi dopo avere sognato dittature, ministeri e tribunizi troni, e repubblicane lussurie, vanno a finire ricevitori del dazio consumo; taluno guardia di pubblica sicurezza o deputato.
I veri capi potenti d'ingegno, di virtù e di tenacità, subodorati gli spiriti cupidi e soperchiatori di Fabrizio, avevano praticato con lui il vecchio insegnamento: loda il matto e fallo correre; sicchè egli ormai persuaso essere l'anima della congiura, e senza di lui non potersi far nulla, non si dava più posa; egli visitatore notturno, egli arringatore ruinoso; superlativo sempre nei consigli, nelle parole, e nei gesti; egli inesausto scrittore di proclami incendiari, viaggiatore, arrolatore, collettore e propugnatore dei partiti più disperati; e mentre il povero uomo sè reputava maestro di cappella, in somma lo annoveravano fra i secondi violini appena.
Un'altra cosa avverto, ed è la strana facilità con la quale parecchi cospiratori, anche dei principali, a mo' di esempio il Mazzini, si commettano alla fede altrui; si comprende come ciò derivi da quella stessa necessità che sforza il marinaro ad esporsi alle tempeste; nè fin qui, ch'io sappia, fondaronsi compagnie di sicurtà per le congiure, come pei sinistri della navigazione: al genio del male è pur mestieri pagare la gabella; basta che le radiche restino; i ribelli sono e si chiamano legione.
Fabrizio pertanto nell'arduo mestiere del cospiratore si era scelto un fratello di arme, un altro sè stesso: pieno del sentimento della propria infallibilità, non chiese informazioni, ed avvertito che il nuovo amico Sotero viveva insieme col padre, speziale di Corte, che con devozione pari aveva ministrato cristei a tutti i reali di Savoia, e però stimavasi universalmente fedelissimo servitore della monarchia, egli giudicò avere trovato proprio il fatto suo, cioè uomo e luogo sicuri per depositare le carte del conventicolo; come di vero egli gli consegnò, perchè nella paterna casa costui li conservasse, tutti i documenti di propria mano stesi o ricevuti da altri, relativi a quanto a suo intuito era stato operato.
Innanzi di dare principio al perverso disegno concepito nella sua mente, Fabrizio pensò alla necessità suprema di ricuperare cotesti fogli; quindi di notte tempo avuti a sè un giudice istruttore e parecchi giandarmi, ordinava loro che in quella medesima notte eseguissero alla chetichella diligentissima perquisizione in casa Sotero; non omettessero stanza nè stambugino, nè per opposizione alcuna si arrestassero; ed essendosi accorto che il giudice d'istruzione esitasse, come quegli a cui pareva, e non lo tacque, che la cosa non procedesse a termine di legge, Fabrizio gli disse:
— La non si confonda, così siamo intesi con chi fa la legge, ed io piglio tutto sopra di me; solo raccomando discretezza.
Come venne loro ordinato, il giudice istruttore e i giandarmi eseguirono con garbo bellissimo e precauzioni infinite, onde i casigliani non si accorgessero dell'accidente. Rovistarono, rimuginarono fino a farsi colare il sudore dentro le scarpe, ma non rinvennero nulla. All'ultimo, dopo quattro e più ore di ricerche inutili, presero, per non parere, un fascio di carte come venivano venivano, e il giudice piegato il capo all'orecchio di Sotero gli sussurrò:
— Sono dolente...
— Ho inteso, rispose Sotero, le hanno dato l'incarico di menarmi in prigione? — E rideva, perchè hassi da avvertire che costui, fino dal principio della perquisizione, non aveva smesso di ridere, non per braveria, o per beffe, bensì proprio di cuore, sicchè il giudice istruttore n'era rimasto più di una volta sconcertato.
— La è cosa da nulla, sa, viviamo in certi tempi, che questo benedetto governo ha paura di tutto, e questi benedetti giovani, bisogna pur dirlo, non cessano un momento di metterlo in orgasmo.