— Capisco, una bagattella da andarmene all'ergastolo a vita: articolo 156 del codice penale. Non è vero, compare? — E così favellando percoteva familiarmente la spalla del giudice. — Pazienza! Ebbene, dov'è il mandato di cattura?

— Eh! essendoci io stesso, che sono giudice, non parve necessario il mandato.

— Che diavolo dice mai, signor giudice! O gli articoli 188 e 192 del codice di procedura penale gli ha ella messi nel dimenticatoio?

— Ma senta, non si tratta mica di condurlo in carcere per un fatto preciso che le venga imputato, bensì per un certo tal quale riscontro che preme all'autorità superiore.

— E qual è di grazia questa autorità superiore?

— La discretezza, signor mio, capisce bene... non mi permette...

— Io capisco che il nome dell'autorità che ordina la cattura dev'essere espresso sul mandato; dov'ella non me lo dichiari, protesto non venire.

— Via, non faccia da cattivo... stia bonino... tanto con lei si può parlare — e a voce sommessa bisbigliò il nome di Fabrizio.

Allora sì che le risa rinnovaronsi più strepitose che mai, e quando Sotero l'ebbe alquanto quietate riprese:

— Non occorre altro... andiamo. Babbo: a rivederci domani... forse prima che faccia giorno... ad ogni modo non mi aspetti a colazione... andrò al caffè.