— Ah! ah! Libertino, tu hai paura di essere colto all'improvviso...?

— Magari ti pigliasse spesso il capriccio di venirmi a sorprendere, tu ti chiariresti della sincerità delle mie parole; ho dato fondo all'àncora, e non mi muovo più.

Dio lo voglia; intanto sappi che io non venni qui per miracolo, bensì per comandamento espresso del mio signore e marito.

— Bada, Bianca, abbi prudenza, non fare a fidanza con questi ferri, che tu ti ci potresti scottare.

— E' non è per amore della mia, ma della tua reputazione, che mi dici questo: di me non temo, anzi ti avviso che oggi... a mezzogiorno... verrò alla libera per parlarti al tuo ministero...

— Non farlo...

— Anzi lo farò e con licenza dei superiori come un libro stampato a Venezia; ora, via, ascoltami. Mio marito afferma che tu possiedi molto carte di suo; già s'intende, quando non era stato convertito per tua intercessione. Coteste carte, egli aggiunge, caso mai venissero un giorno o l'altro a scoprirsi, sarei un uomo morto; ad ogni modo lo trattengono da proseguire franco nella faccenda che tu sai: dunque cercale queste benedette carte e portale teco al palazzo, dove me le renderai, per cavare di pena quella povera anima di mio marito.

— Io l'ho per inteso: a mezzogiorno ti aspetto; e adesso levati il cappello e vieni qua a fare colazione con me.

— No, grazie, non posso trattenermi, bisogna che mi vada a confessare; ho già bell'avvertito il confessore, il quale chi sa quanto tarocca non mi vedendo comparire: addio, addio, ricordati dei nostri amori.

— E tu ricordati, che come questa fu la prima, così non sia l'ultima sorpresa che mi fai.