— Fatti in qua, porgimi attenzione, e poi da' spesa al tuo cervello: io non posso e non devo restituire questi fogli: io ho interesse quanto tuo marito a tenerli celati... ma per te e anco per me, dandosi il caso, e i casi sono tanti, possono giovarci come un morso da mettersi fra i denti al tuo marito... ora capisci, Bianca?
— Gua'! Gua'! Come sei furbo: io non ci aveva pensato: dunque che cosa ho da riportargli?
— Digli una bugia!
— Ma quale?
— Oh! mira un po' che io ti abbia a mantenere anche a bugie.
— Io non ne so dire.
— E allora fattele prestare dal confessore.
— Ma simili faccende io non le dico al confessore.
— Orsù, dunque, gli dirai che io custodisco i suoi fogli dentro un cassone di ferro mescolati a molti altri; gli affari continui e crescenti non concedermi comodità di ricercarli per ora; mi ci bisogna qualche giorno di tempo; non istia a peritarsi per questo; vada franco; io ti do — ma bada bene — io do a te la parola di onore di renderti i fogli quando li avrò trovati, e tanto gli dovrebbe bastare.
E tanto riferì la Bianca a Fabrizio, che, fatta di necessità virtù, ebbe a contentarsi nel presagio che si sarebbero accomodati i basti per la strada. Ora, tiratesi su le maniche della camicia fino alla spalla, si mise al travaglio di buona gana: Sotero di consiglio lo sovveniva e di opera. In una notte sola le guardie di polizia fecero la bella giacchiata di venti giovani sventati e di taluni vecchi, anche più storditi dei giovani, imperciocchè se vecchiaia partorisse sapienza, i ministri delle Corone si potrieno ricavare dai tavoloni stagionati di abete.