— Bel lavoro! Me ne rallegro teco; un vero istrice, da tutti i lati punge: io non so come gli avvocati potranno levare dal collo dei loro clienti la corda che tu ci hai messa.

Per tutto il tribunale in breve si sparse il grido che le requisitorie del regio procuratore erano un bel lavoro; da un punto all'altro per le cantine, per le soffitte, nei sottoscala, per camere e stambugini l'eco si rimandava le parole: bel lavoro! bel lavoro! E chi non lo aveva letto era per l'appunto quegli che lo lodava di più.

L'estratto di questo capodopera fu notificato ai detenuti nelle forme prescritte dalla legge. Zaccaria Recanati, quando vide entrare l'usciere in carcere, imbiancò, tentennò come se temesse gli fosse venuto a leggere la sentenza di morte. Degli uscieri come dei fagiuoli ce ne ha di più specie; i secondi turchi, coll'occhio, bianchi e via, ma tutti ventosi; i primi bruschi, agrodolci, sdolcinati, ma tutti sinistri; il nostro sapeva di dolce, sicchè pensando alla posola che stava per affibbiare a cotesto disgraziato, nello scrivere l'atto della notificazione tremava; a Zaccaria presero a battere i denti; l'usciere più voleva affrettarsi e più s'intricava; alfine conchiuse il referto, e volendosi asciugare la fronte molle di sudore, senza badarci ci fece un rigo con la penna, e con la sua voce più benigna, proprio con quella delle feste, disse all'ebreo:

— La non si confonda, il diavolo non è mai tanto brutto come si dipinge — e se la svignò.

Partito l'usciere, Zaccaria si fece a leggere lo stampato, ma sì, e' fu lo stesso come se si fosse posto a leggere il sole: vampe vorticose gli giravano dentro gli occhi; si gittò sul letto per avere tregua; peggio che mai, la stanza roteando andava capovolta; per non rotolare su la terra si aggrappò al materasso, morse le lenzuola, si attentò di levarsi, e giù stramazzoni per terra, senza balìa di potersi rilevare in piedi; quivi stette, e tanto mandò dal suo corpo mirabile copia di sudore, che la forma ne rimase impressa sopra i mattoni, nella medesima maniera che una pia credenza predica la immagine del corpo di Gesù Cristo trovarsi improntata nella santa sindone, che per molti anni fu il gioiello di maggior valsente che si trovasse nel tesoro dei reali di Cipro, di Gerusalemme e di Sardegna.

Passato il primo parosismo della febbre paurosa, Zaccaria volle riprovarsi a leggere la requisitoria: gli pareva durare il supplizio della ruota, e se i colpi non gli spezzavano le ossa delle braccia e delle gambe, gli sfilacciavano il cuore e il cervello.

Fabrizio conciava tutti pel dì delle feste, ma il suo san Bastiano era stato proprio il povero Zaccaria; lui aveva messo a bersaglio dei suoi strali, su lui votato tutta la sua faretra. Arrivato in fondo con tale un tremendo palpito, che minacciava schiantargli le costole, Zaccaria legge domandarsi da Fabrizio, un dì giurato suo fratello, e nelle cospirazioni compagno, a suo danno l'applicazione degli articoli 153 e 531 del codice penale.

Ed ora cotesti articoli che importeranno mai? chiedeva a sè stesso Zaccaria; ma Zaccaria non sapeva che cosa rispondersi, e ciò perchè i difensori della legge, vergognando pronunziare spiattellatamente morte, ci vanno di scancìo, citando l'articolo senza dichiararne il tenore: anche questa è ipocrisia; gl'inglesi ci chiamano un popolo in carnevale: ci avrebbero definito meglio modellatori in carnevale, perchè qui fra noi tutto è forme e gesso colato. — Adesso il tormentatore sbracia, per così dire, la febbre nel sangue di Zaccaria, e la inacerba con le smanie della incertezza: un diavolo a cavalcioni sopra la punta del naso gli stirava orribilmente i nervi degli occhi dopo averglieli dimenati ben bene con tanaglie infuocate; pativa il dolore dei denti in tutte le ossa, guaiva: oh! oh! e strettasi la fronte con le mani ne grondavano giù lacrime come acqua della spugna tratta fuori dal catino.

A sollievo del misero (a lui parve sollievo), ecco spalancarsi fragorosa la porta del carcere e comparire il custode a recargli il pasto. Il custode, un giorno carceriere addirittura, come la guardia di sicurezza sbirro: ipocrisia da aggiungersi al mucchio: il predicatore lasciò detto: vanitas vanitatum, et omnia vanitas; ai dì nostri con migliore fondamento direbbe: ipocrisia delle ipocrisie. Il custode dunque, fingendo non accorgersi dello stato pietoso in cui vedeva ridotto Zaccaria, così prese a dirgli:

— Ecco qua una zuppina nelle regole, proprio da resuscitare un morto.