Però il custode sospettando sventura, e pauroso glie ne venisse danno, dopo breve ora tornò a visitare Zaccaria: non a lui solo, non a lui solo il proprio interesse fa capolino allo spirito con la maschera della pietà presa a nolo dalla ipocrisia. Lo rinvenne svenuto e impiastricciato di sangue; lo lavò, lo fasciò, lo pose sul letto — ma, bene intesi, tutto questo egli fece dopo avere raccolto da terra il codice, ripostolo in tasca e raccomandato a Zaccaria, appena rinvenne, che per quanto amore portava al suo Dio non rivelasse ad anima viva averlo avuto da lui, e l'altro borbottato la promessa vivesse sicuro, all'ultimo si dispose a uscire, non senza però avere frugato e rifrugato prima la cella con lo sguardo, per vedere se ci fosse rimasto oggetto capace a ferire, e gli parve di no: — io, per me, credo che i custodi potrebbero fare con gli occhi la barba e il contrappelo; — se ne andò difilato a ragguagliare il direttore di quanto gli parve spediente dirgli, e n'ebbe lode di vigilanza; e siccome poi questi gli domandava:

— Avete perlustrato bene che non sia rimasta in cella cosa con la quale il prigioniero possa attentare ai suoi giorni?

— Oh! quanto a questo poi la si lasci servire, lustrissimo.

— Mi fido in voi, perchè viviamo in tempi nei quali bisogna camminare fra le uova, sebbene non giovi andare a piede nè a cavallo: caso mai costui si uccidesse in carcere, apriti cielo! Dovevamo prevederlo e prevenire il carcerato; lo serbiamo vivo, e allora la nostra diventa carità pelosa, lo abbiamo custodito pel patibolo: basta, è nostro debito che lo incolpato non si sottragga alla pena; in virtù del suo misfatto egli è debitore dello esempio alla società.

— Così diceva anch'io, rispose il custode.

Calò la sera; e qual sera! Zaccaria a sedere sul letto, con le braccia abbandonate di qua e di là dallo strapunto, con gli occhi spalancati, fissava intentissimo il buio, il quale ad ora gli si rompeva in strisce di fuoco foggiate a forma dei numeri 153 e 531: così nelle notti tenebrose di estate sembra talora che batta le palpebre il baleno: cessata la fiumana delle vampe, ecco subentra un chiarore grigio perlato, come luce che attraversi un cristallo opaco — la luce dell'ora in cui gli uomini menano a guastare l'uomo — agonia della notte che muore, vagito del giorno che nasce; così la notte non accuserà il giorno di avere rischiarato l'opera nefanda, nè il giorno incolperà la notte per non averlo nascosto dentro la sua tenebra; rei entrambi, o nessuno; unico malvagio l'uomo. Al basso di cotesta luce sinistra presero a sussultare forme indeterminate, quasi sonagli di acqua che bolla a scroscio dentro la caldaia, indi a poco presero sembianza definita e moto e affetto. Non a modo di sogno o per via di visione, bensì ad occhi aperti vide le porte del carcere spalancarsi e uscirne un paziente co' piedi ignudi, vestito di lunga camicia bianca, il capo avvolto dentro un velo nero e le mani legate dietro la schiena: da un lato gli stanno i pietosi, dall'altro gli spietati; pietosi il rabbino Piperno, il direttore delle carceri e i custodi pietosi sempre di ufficio; in mancanza di meglio il condannato è costretto ad accettare per pietà l'ardente premura di cotesti signori di lavarsi le mani di lui; spietati sempre di ufficio il boia e il suo aiutante, il cancelliere, gli sbirri, se meglio ti garba le guardie di pubblica sicurezza; ma a dir vero in quel momento parve a Zaccaria fossero tutti sbirri; e la milizia, fanti e cavalieri, da che parte io l'ho da mettere? Per me altro non so, che questi figli della gloria, questi presidi della patria, che l'amico mio Mariano D'Ayala un dì incocciava a volere venerati come santi, o alla più trista come sacerdoti, adesso fanno il corteo delle truci nozze che il boia sta per celebrare fra l'uomo e la forca, e ringrazino Dio se per amore di risparmio non sono deputati a far tutto con le proprie mani, accompagnatura, macellamento, sepoltura et reliqua. Comecchè ci si vedesse appena, Zaccaria sbirciò gremite di gente le finestre e da un abbaino del tetto del palazzo della giustizia gli parve vedere, e vide certo, la sua moglie, il vecchio padre e i figliuoli con le mani rivolte verso il cielo: allora si sentì preso da un grande sdegno contro la moglie e il padre, e li sgridò a voce alta: togliete di costà i miei figliuoli; non sono gli occhi che contaminano l'anima con la vista delle opere scellerate? Scorse eziandio la gente spessa e stipata, quasi convenuta a mirabile spettacolo, scansarsi appena se spinta dall'urto dei cavalli o percossa da piattonate; chi commiserava al condannato e chi malediceva gli accompagnatori; altri alla rovescia; i più imprecavano a quello ed a questi; imperciocchè la razza umana si senta per natura proclive piuttosto a maledire che a benedire; tra la folla si aggiravano donne e fanciulli urlanti a squarciagola: «acquavite!» Sopra gli altri infesto un brutto servo di Dio, che aveva il viso bucherellato come un vaglio e gridava: «ti rideccolo il bruttino con le ciambelle uscite di forno ora!» In campo aperto ecco comparire la forca, disegnata in alto a modo di porta egiziana, per entrare di posta in paradiso: arnese ingenuo, signori miei, strumento semplice come hanno ad essere le macchine dai buoni ingegni immaginate e costruite; due travi su ritti a certa distanza, un altro in cima a traverso, in mezzo la sua brava carrucola con la sua brava corda, e lateralmente a questa due scale. Gli uomini non hanno conservato il nome dell'inventore della forca, e questo perchè sono una manica d'ingrati; ma ciò non toglie che con l'ara e l'aratro non componga l'àncora di salute dell'umano consorzio. Lo insegnò anche l'Asino scorticato, cui decretarono il nome di quinto evangelista: haec tria tantum... ara, aratrum et arbor patibolarius. Zaccaria vide salire il boia, il paziente e l'aiutante del boia su di una scala, su l'altra il rabbino per confortare il morituro, che, a dirla giusta, più che confortare altrui aveva mestieri di essere confortato; inoltre vide gittare alla traditora il laccio al collo del condannato e la spinta che in bello accordo gli diedero il boia e il suo coadiutore, e il boia... — qui mi tocca far punto prima di proseguire. Piantoni era il boia, uomo coscienzioso, timorato di Dio, cattolico a prova di olio, babbo buono, figlio meglio, sposo poi un miracolo di tenerezza, artista della impiccatura, non sa perchè alla forca non facciano largo le Muse per accoglierla nel coro divino, unico e vero magistrato inamovibile del regno italiano, imperciocchè egli esordisse ad esercitare l'arte sua sul povero Ciro Menotti sotto Francesco IV duca di Modena, e la continui lodevolmente sotto il regno di Vittorio Emanuele II: quantunque quegli tiranno e questi re galantuomo; il Piantoni, quando tenne il suo colloquio coll'avvocato genovese, gli confessò pietosamente essere arrivato alla sua più grande fatica; sentirsi stracco, pure avrebbe servito lo Stato finchè gli bastassero le forze: soldato del dovere, anch'egli sentire l'obbligo di morire su la breccia... cioè sul collo ad un impiccato.[34] Io al racconto di questi sensi magnanimi provo una commozione nelle viscere che mai l'uguale; e perchè non onorano il Piantoni con l'ordine del Merito? Se non lo danno a lui, o che ci sta a fare? Come da ora innanzi potrà sostenersi ordine del Merito se continua ad esserne privo il Piantoni? E bisognerebbe rimandarla alle calende greche, perchè leggiamo che il povero uomo non ne può più le cuoia, e di recente fu mestieri raccomandarsi a un manigoldo dozzinale, che costò un occhio e per giunta pretese lire cinquecento pel suo figliuolo sotto boia non contemplato nel contratto di nolo.[35]

Levo il punto e ripiglio il cammino: — e il boia dalla scala saltare come il giugarro a mezzo il trave, e quivi con la maestria nella quale il buon Piantoni si vanta e veramente si mostra professore, ecco applicargli un piede tra il collo e l'orecchio, e quivi pigiare forte di scancìo, affinchè la lussazione delle vertebre si operi in un attimo, e così succeda, secondo l'autorevole giudizio del prelodato boia, la morte del condannato istantanea. Però nè anche il sotto boia sofferse che gli avessero a dire ch'ei si mangiava il pane a tradimento, al quale effetto dalla scala si calò a terra, e lì, attaccatosi ai piedi del paziente, ritrasse le sue gambe dondolandosi giusto a mo' che i fanciulli costumano quando tirano le funi delle campane.

Ite missa est: questo, per essere giusti, non disse il boia dall'alto della forca, ma lo lasciò capire calandosi giù dal suo altare: allora il corpo rimasto libero prese a giravoltare intorno intorno, come il fuso fa pendente dalla rocca; in cotesto moto gli cadde il velo dal capo, e Zaccaria nello impiccato riconobbe... chi mai? — Riconobbe sè stesso. Allora gli s'insinuò nel capo una strana fantasia, e fu considerare s'egli era caso morire per fuggire la morte; gli parve di sì, e tanto da un punto all'altro si sprofondò in cotesta immaginazione, che avvenne a lui, come a quello il quale spendolandosi troppo dalla finestra non può tirarsi più dentro, ed è forza che vada a sfracellarsi il cranio su la strada. E tanto di subito s'impossessò questa fisima di lui, che come per miracolo liberato da ogni malore, si levò da giacere e si pose a brancolare al buio per rinvenire modo di mettere in esecuzione il suo proponimento: aveva sentito parlare di gente appiccatasi alle nottole d'imposte delle finestre, ovvero ai ferri delle inferriate, ma non gli occorse tovagliolo, nè asciugamano, nè fazzoletto, nè cintura, che tutte queste si era in bella maniera portate via il custode; tastò le pareti se mai gli venisse fatto d'imbattersi in un chiodo. Zaccaria trovò le pareti del carcere copiose di chiodi come la zucca di Eliseo profeta di capelli:[36] provò a battere il cranio nel muro, ma egli ebbe a desistere perchè la spossatezza gli toglieva la forza da potersi ammazzare, l'angoscia soverchia che provava, in ultimo il sentirsi urlare con grida bestiali dalla stanza accanto: «Se vuoi crepare, crepa, ma piano, e lasciaci dormire». E guai se avesse preso fumo il custode; la camiciola di forza non gli sarebbe mancata, nè la legatura sul letto. Strana cosa! la fortuna avversa gli chiudeva al morire ogni via, e intanto a lui cresceva del morire la sete; mentr'egli si travaglia in questo spasimo gli accade mettersi le mani nel corpetto e si sente incidere lievemente le dita.

Come mai poteva succedere questo? Oh! ecco; Zaccaria era ebreo, voi lo sapete, e sapete altresì quali vincoli di parentela sieno corsi sempre fra ebrei e quattrini; ora a Zaccaria un giorno venne in testa di raccogliere un medagliere di quante più potesse monete antiche e moderne; tra le altre gli venne fatto di acquistare una crazia, che gli parve cosa rara. La crazia, voi avete a sapere, è, o meglio fu certa moneta toscana composta di una lega di rame e argento; da un lato mostra san Giovan Battista in piedi, dall'altro le palle dei Medici: sottilissima di zecca, pel continuo stropiccìo diventò così minuta da disgradarne le scaglie dei pesci. — Esultante nell'orgoglio della sua invenzione, Zaccaria si recò ai labbri la moneta come un dono mandatogli da Dio liberatore; tagliente pur troppo ell'era, ma ei non la giudicando abbastanza l'affilò sul davanzale della finestra adoperandovi la saliva; quando l'ebbe ridotta proprio a rasoio si adagiò sul letto... e si recise la gola...

Mentre la vita dalle aperte vene gli fuggiva via, piuttostochè colla voce, col sangue che sgorgava gorgogliando, si raccomandò a Dio perchè riposasse l'anima sua nel seno di Abramo, non già al Dio dell'occhio per occhio e del dente per dente, che visita nel suo furore la quarta e la quinta generazione di coloro che gli hanno voluto male, bensì a quello delle misericordie, supplicandolo che quel suo sangue scendesse come una benedizione sul capo della sua famiglia, non consentisse ch'egli ai figli suoi non trasmettesse altra eredità eccetto la sventura; li prosperasse; a modo ch'egli inviava un dì l'arcangiolo Raffaelle a sanare Tobia dalla cecità, ora spedisse quale è fra gli angioli suoi il più pietoso a lenire il cuore del padre e della moglie; e i suoi persecutori giudicasse non secondo la sua giustizia, ma sì secondo la sua misericordia. E il povero Zaccaria si addormentò contento nel seno di Abramo.