— Io non so che sia onore, e so anche meno in che cosa avrebbe potuto avvantaggiarmi. Tu promettesti essermi un guanto nella mano, e mi sembra averti pagato per mille dozzine di guanti: eletta d'intelligenza, fiore di gioventù si adatta a diventare cadavere gratis in mano del padre maestro gesuita, e tu tarocchi al primo servizio che ti chiede il tuo benefattore. Ch'è questa boria! La profferta di gente della tua qualità supera di due cotanti la richiesta: e credi tu che se io ti chiedessi il doppio di quanto ti chiedo, in confronto di quello che profusi per te, tu salderesti mezzo il credito che hai contratto meco?

— Dunque, quando l'avo finse beneficare il suo sangue aveva in mente di comprargli l'anima?

— Nè l'anima, nè il corpo: cotesti contratti un dì faceva il diavolo: oggi non costumano più: noi pattuimmo un cambio di servizi; finora ho pagato, adesso è venuto il tempo che tu mi consegni un po' di quanto ti comprai; e mi piace ripeterti che tu hai a considerare come la fortuna non dia luogo a scelta: dove tu ti ostinassi, me perdi e te non salvi; tu altro non puoi se non aggiungere al vincolo di sangue che ci lega una catena di ferro, la quale verrebbe ribadita dall'aguzzino dalla tua gamba destra alla mia sinistra, ovvero dalla tua sinistra alla mia destra, a piacimento.

Omobono digrignava i denti; si levò con impeto, ma non reggendosi in piedi ebbe a ricascare sulla seggiola; pure riuscì a dire a strappi queste parole:

— Signori, voi lo vedete... mi pare che mi abbiano dato di una mazzola sul capo... lasciatemi in pace... ho bisogno di raccogliermi.

— Il tempo stringe...

— Domani l'altro...

— Che domani l'altro! Domani.

— Ebbene, procurerò di ridurre in essere il portafogli... domani.

— Se le occorre aiuto, rimarrò con lei — disse il Nassoli.