— Ma io non sono Cristo, nè lei il genere umano.
— Certo, a rigore non concorrono i termini della comparazione, io l'ho detto così per via di esempio: ad ogni modo accetta di buona grazia la parte che io ti faccio e non ne parliamo più, che non ho tempo da perdere. — E qui tre e quattro boccate di fumo una dietro l'altra.
— Questa non è la mia parte, tremante di passione borbottò il giovane Omobono.
— No! grida il vecchio, diventando livido per male represso furore; — no! — e levatosi di bocca il sigaro lo deposita sul tavolino, quindi continua: — o perchè allora, dimmi, affamato, ti avrei tratto in casa mia e levato la pancia di grinze? O perchè, miserabile, ti avrei messo le scarpe in piedi e la camicia addosso?
— Non m'insultate... non m'insultate, per quanto amore portate a mia madre... alla vostra figliuola.
— Che importa a me delle figliuole? Meno passere, più panico. Chi ti dotò di casa, di servi e di cavalli? Chi dalle latrine ti assunse alle beatitudini del paradiso terrestre? Mio il bicchiere col quale bevi, mio il piatto dove mangi, mia la catinella dentro cui ti lavi, il letto dove dormi, la sedia dove ti assetti, le vesti che ti coprono; se quanto hai di mio intorno a te, da me chiamato venisse a me, tu rimarresti come Adamo quando uscì dalle mani del Padre Eterno.
— Non è vero... la mia casa non ebbe bisogno di casa vostra mai, mentre la mia vi ha sovvenuto, vi ha aiutato, e Dio sa con quanto scapito di reputazione e di danaro.
Il vecchio barattiere, fingendo non sentire coteste parole, continuava infellonito:
— E ti bastò l'animo, impronto e sfacciato, per credere che tutto questo io facessi perchè, oltre gli altri lussi, tu t'incarognissi nel lusso più depravato di tutti, quello di trinciarla da galantuomo? Cotesto è lusso regio, non lecito ai semplici mortali; chiunque si attenti andarlo a cacciare nelle bandite regie, cade in trasgressione, se pure non ci acchiappa qualche palla nel cranio per via di ammonimento.
— Dunque voi presumeste comprarmi l'onore?